domenica 15 febbraio 2015

Ancora sui Valori

Proviamo ad andare avanti.

A gennaio abbiamo "annusato" per tre volte la lezione dura di Francesco alla sua Curia. Un catechismo in 15 punti, che per me ha anche forte profilo laico. Utile quindi per arricchire la tavola di Occhiali Onesti, che di Valori vive e che Valori propone. Ci siamo fermati pechè sono "entrati" due temi di attualità pressante: l'elezione del Presidente Mattarella e la risposta al terrorismo, cui abbiamo dedicato molta attenzione: perchè da lì si riparte e si può risorgere.

Nel frattempo abbiamo risposto a forti critiche di matrice contraria a questo approccio, talune delle quali -importanti- provenivano da un gruppo di giovani universitari. Non disposti ad accettare prediche da "sepolcri imbiancati". Per tutto questo rimandiamo ai post del 6, 10 e 25 gennaio che, insieme, hanno generato 986 contatti! Una curiosità molto alta. Anche perchè il Papa con la scopa, che fa pulizia e scrive nel marmo i vizi capitali dei suoi, non è vista di tutti i giorni!

Ma quelli curiali sono anche vizi nostri. Levarceli di dosso aiuta la rivoluzione culturale per cui dopo oltre 30 anni abbiamo inforcato nuovamente gli Occhiali. Il Terzo Risorgimento d'Italia infatti, ma anche quello d'Europa, non possono essere che un "rammendo delicato nel tessuto dei Valori" che sono alla base della nostra convivenza civile. Non è una cosa che può essere imposta dall'alto: ognuno può solo rammendare sè stesso. Con pazienza e costanza; sbucciandosi piano piano.

La seconda bastonata francescana (la prima era: "non siamo immuni da difetti e non siamo immortali") riguarda il vizio di chi ha sempre da fare. Non ha mai tempo per sè  o per gli altri e corre avanti, in un altrove sempre diverso.  Non si ferma, non si riposa, non riflette con calma. Vive nell' "eresia dell'azione", come direbbe Eric Berne (1910-1970; psicologo canadese padre dell'analisi transazionale). In sostanza dobbiamo darci più tempo per respirare, meditare, ascoltare, studiare, far vivere le nostre "voci di dentro". 

Molti manager vivono così, ma accade anche a genitori, studenti, preti, gente comune. Un elogio della lentezza dunque, che fa bene allo spirito e ci consente di fare ogni tanto il punto nave. Il disimpegno civico, lo scarso controllo nei confronti della politica, per esempio, originano nella fretta, nella distrazione, nell'ignoranza, nella sommaria e superficiale informazione. 

Tutto il mondo di Slow food, per esempio, applica questa filosofia lenta al cibo, contrapponendosi al fast food. Slow Food è una grande associazione internazionale no profit italiana (che opera in 150 paesi),  impegnata a ridare il giusto valore al cibo in armonia con l'ambiente e con le persone che lo producono e lo consumano.  Ed è un valore laico che si sposa con la riflessione, il rispetto, i rapporti umani.
Ma è ben attento a non cadere nel vizio contrario, che è l'accidia, la letargia, l'eterna vacanza, la cicalite!

Il terzo colpo è riservato a chi ha cuore e  collo induriti. Persone che non avvertono pietà, bisogno altrui, amore, emozioni. Persone rigide, piene di sè, altezzose, che perdono serenità interiore e audacia nel cambiare. Gente che si adagia nella propria zona di conforto, diventa un fossile, si chiude e si basta. Il resto vada pure in malora.

E' il vizio -per esempio- del burocrate, che pensa che i suoi pezzi di carta siano la realtà, e si nasconde dietro cumuli di quelle carte, dimenticando la vita delle persone vere. Così diventa una macchina per fare pratiche, perdendo intelligenza, gioia di vivere, gratitudine, slancio verso gli altri. 

Abbiamo una macchina pubblica troppo grande, troppo costosa, poco flessibile e produttiva. Dopo molti decenni di malgoverno e poco rispetto per chi vi lavora con fedeltà ed onore,  le amministrazioni sono state usate dalla nostra bassa politica per "creare" lavoro (dal nulla), gonfiare organici, aumentare il consenso, corrispondere a favori.

Nel Risorgimento che viene occorre ridurre il perimetro della pubblica amministrazione, alzarne il livello di qualità, ritrovare luce e dignità per le persone perbene che vi lavorano. Pochi, ma solo buoni. Ben preparati, ben governati e ben pagati. Con il cuore ed il collo morbidi e flessibili. Consapevoli di essere lì solo per servire la gente. Non per esercitare un potere con arroganza.

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