sabato 31 gennaio 2015

Tra un'ora il Presidente!

 

Dal fango può nascere un fiore.

 

Mentre scrivo è in corso alla Camera dei Deputati la chiama dei grandi elettori del Presidente per la quarta votazione. Tra un'ora sapremo con certezza, ma il quadro politico è abbastanza chiaro. Con ogni probabilità Sergio Mattarella, fratello del compianto Piersanti, politico democristano DOC, moroteo nel midollo e nei valori, erede spirituale di tanti piccoli e grandi eroi di questo Paese, giudice della Corte Costituzionale, tra un'ora sarà il 12^ Presidente della Repubblica e di tutti gli Italiani.

E' certo un bel risultato. Una prima scelta  senza ombre, che corrisponde molto al nostro "Identikit di un Presidente"; al nostro "Sogno" di un'Italia migliore, rifondata sui Valori;  al "Testamento ideale di Napolitano e a quel "Cenacolo" da cui Occhiali Onesti è nato. Una buona premessa per sperare concretamente in quel Terzo Risorgimento d'Italia nel quale crediamo e per il quale lavoriamo.

Un risultato felice e inaspettato: molto improbabile date le premesse di contesto, che abbiamo ben spiegate. Da qui il nostro sottotitolo forte, sferzante: politicamente scorretto in questo momento bello e emozionante. 

Ma è proprio così. Visto con Occhiali Onesti, Mattarella somiglia davvero poco al Parlamento che lo eleggerà tra poco. Che poi è proprio quello che a chiare lettere, per  molti giorni, abbiamo sognato e scritto. Chiamando ripetutamente il Popolo Sovrano alla partecipazione e alla vigilanza.

Onore al merito di chi sta per compiere questo strano, inaspettato, improbabile miracolo. Che testimonia che da  un pantano può davvero nascere un fiore!

venerdì 30 gennaio 2015

Aspettando il Presidente

Molto movimento in Parlamento e nei dintorni. Molta attenzione del Popolo Sovrano.

La novità di questa elezione del Presidente di tutti gli Italiani è la partecipazione forte degli interessati, che a mio parere cominciano a considerare inappropriato che la scelta sia demandata ai Parlamentari. Un pò per sfiducia nei loro confronti, un pò per l'aumentato peso del Presidente, che -nel vuoto di legittimazione, di prestigio e di capacità degli altri Poteri costituzionali- è diventato l'ago della bilancia e la bussola in tutti i giochi di peso.

Si nota una vera insofferenza da parte dei più avvertiti, dei più giovani e dei più delusi dal sistema, ma anche molti moderati più avanti negli anni non sembrano amare quella delega in bianco.
E, in generale, non è più tempo di deleghe, ma è tempo di aumentare quanto possibile la vigilanza e il controllo sui pubblici poteri, per ridare vigore alla Democrazia attraverso una maggiore partecipazione e consapevolezza.

Abbiamo parlato diffusamente dell'identikit del Presidente, che su Occhiali Onesti ha avuto il record assoluto dei contatti. Più del terrorismo o dell'Europa che cambia, e persino dei Valori per un Risorgimento etico. Quell'identikit è stato da molti ritenuto un sogno lontano, non raggiungibile attraverso i Grandi Elettori. Indipendentemente dai nomi fin qui emersi e pur dando atto dello sforzo di proporre persone di tutto rispetto.

Mentre scrivo è in atto la terza votazione, preceduta e accompagnata da molti incontri, dichiarazioni, giochi a nascondino, finte aperture, inaspettate chiarezze, patti rotti, nuovi  lavori in corso. Gente felice della sfortuna altrui, gente arrabbiata per qualche scherzo che ritiene subìto. Molta torbidità e incertezza nonostante lo sforzo di contenerle. Su tutto domina il Corridoio e il Palazzo. Notoriamente ritenuti in balia della Casta e delle lobby, mafie comprese. E', in sostanza, lo stesso balletto di sempre, con poche novità. E ancora la paura dei franchi tiratori. Che potrebbero cambiare gli equilibri politici, la governabilità del Paese o determinare persino la fine della legislatura. C'è voglia forte di purezza e di trasparenza.

Non la faccio lunga. Io non sono mai stato, in passato, un fautore della Repubblica Presidenziale, ma credo che l'esperienza di questi giorni e l'aumentata sensibilità della gente consiglierebbe agli addetti ai Lavori Costituzionali di pensarci seriamente!

mercoledì 28 gennaio 2015

I Valori "sono". Senza aggettivi

Nei giorni scorsi ho ricevuto un commento sui valori -a margine di "Francesco:ancora una sorpresa"- cui ho dato risposta. Mi pare utile farne un Post.


Caro Massimo, 
Mi trovo in disaccordo con l'idea, che sembra trapelare dai tuoi articoli, che quando si parla di morale si debba parlare di chiesa. Scrivo, non a caso, sotto questo articolo a sottolineare la mia aderenza a quel gruppo di giovani da te descritto. Sono disgustato dalla chiesa, ma trovo piacevole leggere occhiali onesti. Suggerisco di dare uno sguardo al mondo dell'etica nuova, come la bioetica, o l'etica nel campo di battaglia (è giusto dare ai droni la capacità di scegliere di uccidere un homo?). Buona continuazione. Ammiratore anonimo


Caro Anonimo,

io non credo che quando si parla di morale si debba parlare "solo" di chiesa, ma è ragionevole parlare "anche" di chiesa. 
Perchè lì c'è un pezzo significativo della nostra identità e dei valori comuni d'Italia e d'Europa. Peraltro Papa Francesco sta facendo le pulizie con molta energia, e le cose che dice agli ecclesiatici valgono molto al di là di quel perimetro.
Io le ho prese come spunto, perchè Occhiali Onesti è quotidianamente centrato sui valori e il suo compito è ricostruirli. Ripiantarli sul terreno delle coscienze delle persone più attente, come in un'orto ben curato. 
E' quel "rammendo delicato nel velluto della Comunità" di cui parlo spesso. 
Che poi la Chiesa sia fatta di persone che ti possono aver disgustato nei comportamenti, non vuol dire che essa proponga valori deboli o superati.
Sono molto contento che tu trovi piacevole leggere Occhiali Onesti, che -come ho scritto- sta con voi giovani arrabbiati e con Francesco fustigatore. 
C'è poi un'etica laica, per esempio quella della Costituzione e, come accenni, il mondo dei quesiti nuovi (bioetica, droni, campo di battaglia ecc.)
I quesiti nuovi devono trovare risposta in un sistema di valori consolidati. Patrimonio di una Comunità. 
Noi cerchiamo una tavola di valori condivisi qui e ora dalla Comunità che ci segue. Quella che si riconosce nel Sogno, nel Cenacolo, nel Testamento ideale di Napolitano, nell' Identikit del nuovo Presidente, nei cortei di Parigi insanguinata, nell'Europa complessa di oggi, nella vita e nelle opere di chi legge e ci segue, a cominciare da me che scrivo. Il compito è trovare il filo rosso che ci lega e poi seguirlo. Giovani, adulti e anziani, in un patto nuovo per il futuro. Noi continueremo così.

Grazie per gli auguri che ricambio di cuore, sperando di rileggerti presto

Massimo

domenica 25 gennaio 2015

Francesco: ancora una sorpresa

Ho fatto un piccolo riscontro personale, con metodi artigianali, e ho avuto risultati di nuovo sorprendenti.


Dopo la pubblicazione, due settimane fa, del post dal titolo "Francesco alla Curia: una sorpresa", dedicato al catechismo natalizio che il Papa ha proposto ai suoi più stretti collaboratori , mi sono accorto che le sorprese non finivano lì.

Il tema -lo rispolvero al volo- è Papa Francesco che, fedele al mandato ricevuto dal Conclave che lo ha eletto, va giù duro su atteggiamenti, metodi e valori inaccettabili nei suoi uffici di Roma, ma anche in tutta sua Chiesa universale. Soldi, potere, carriera, letargia ecc. Avanti così per 15 punti, nello stile lapidario di S. Ignazio.  Una vera e propria spazzolata per cambiare radicalmente il taglio del prato! 

A me era parso un "catechismo" valido ben al di là dei confini ecclesiastici: una sorta di Cattedra dei non credenti, per usare un linguaggio caro a Carlo Maria Martini, Gesuita e grande Vescovo di Milano. E mi ero proposto di percorrere con voi i 15 punti francescani come una carta dei valori. Utile per orientare un Risorgimento etico del nostro Paese, che è quello che auspico e per cui vive Occhiali Onesti.

Ma -già sapete- avevo ricevuto subito diverse critiche di stampo laicista su questo approccio. Come se quel pulpito non fosse legittimato a fare prediche. Questa la prima sorpresa, che mi ha indotto, da un lato, a spiegare meglio e difendere la mia scelta iniziale, dall'altro ad approfondire un pò il tema. 

E qui la seconda sorpresa. La percezione della Chiesa Cattolica, specie da parte di giovani  è legata spesso a queste parole:

dogma, pretesa di essere nel vero, intransigenza, ipocrisia; sensazione di: vecchio,  viscido,  marcio. Per dirla con linguaggio evangelico "sepolcri imbiancati". E poi ancora: divieto,  colpa, rimprovero, povertà (per gli altri), ricchezza (per sé), proprietà troppo sostanziose. Per concludere con: falsità, doppiezza, rendite di posizione, lobby.


Altri atteggiamenti e parole guida sono: strumentalizzazione di malattia, morte e disagio (a danno di persone incapaci, malati e persone anziane); pedofilia, fiscalità privilegiata e iniqua. Vengono contestati anche -forse perchè non ben spiegati- l'8 per mille e il Concordato. 

E poi ancora: oscurantismo, medioevo, autoritarismo, imposizione, prigione. Induzione a: paura, colpa, dolore, vigliaccheria, schiena curva, collo storto; pentimento, lamento, vittimismo, timidezza, mancanza di carattere, servaggio, rinuncia, ecc.

Insomma, ascoltando quei ragazzi sembra di ripercorrere l'Inferno dantesco, come noto pieno di chierici e fedeli non proprio in regola con la virtù.


Mi dispiace aver dovuto registrare questo, perchè la nostra cultura europea (e non solo), così bella e grande, è figlia della Chiesa (perchè non possiamo non dirci Cristiani, come ci spiegava Benedetto Croce in anni lontani e come confermano oggi intellettuali del calibro di Michel Houellebeq) e perchè anche quella mia personale è solidamente ancorata lì. 

Ma questo è il dato crudo (pur con tutti i suoi limiti artigianali). Che dà la sensazione secca di quanta strada debba fare la nostra Chiesa per riaccreditarsi. E quanta distanza separi Francesco dalla percezione qui registrata.

Mi si chiederà quale campione io abbia esaminato. Se abbia voluto infierire, andando a cercare in qualche bassofondo o in circoli eversivi o antagonisti o profani o atei, o abbia scelto soggetti cresciuti in famiglie di consumati mangiapreti ecc. No. Mi sono limitato a chiacchierare con qualche ragazzo normale in un ambiente normale. Studenti universitari appartenenti a buone famiglie di varia estrazione sociale, in una media città di provincia. Alcuni avevano frequentato scuole cattoliche. 

Io penso che quello riportatosia un giudizio troppo duro, perchè nella mia vita ho visto altro. E incontrato in quell'ambiente tante brave persone impegnate nel servizio alla comunità. E poi, forse, perchè appartengo alla generazione del Concilio, che tante speranze diede a noi ragazzi di allora precedendo di un soffio -e poi sommandosi- con la primavera del '68. O forse ancora perchè ho incontrato diversi preti intelligenti e buoni.

Ma questi giovani non mentono. Percepiscono altro, che forse noi non abbiamo visto o voluto vedere. Cose che però ha visto Giovanni Paolo, quando ha chiesto perdono per gli errori del passato; Benedetto, quando si è dimesso, non avendo più forza di arginare il male; Francesco che scaccia i mercanti dal tempio, manda in galera i pedofili e striglia la Curia. 

Forse questi ragazzi hanno un'ottica diversa, e cercano nel mondo molta più purezza e fiducia e speranza. Forse sognano un mondo molto più libero e chiaro. Forse hanno la forza di cambiarlo con entusiasmo, mitezza e tenacia. Più di noi appannati, assuefatti, bolliti,  confusi.

Occhiali Onesti è per loro e con quanti di buona volontà vogliano respirare aria pura e lavorare per un Risorgimento etico. Solo su questa base si può  sognare e costruire un Europa, una Chiesa, un'Italia migliore. Perchè l'etica ha sempre risvolti di concretezza. Porta in alto. Crea risultati buoni. Ambienti sani. Sorriso e pace.

Noi quindi stiamo con Francesco fustigatore e con i giovani arrabbiati, mentre confermiamo l'intenzione di andare avanti con quel catechismo laico in 15 punti, buono -nonostante le critiche feroci- per ragionare e aprirsi e parlare al plurale e ritrovare la nostra  semenza!

Ancora sull'autore (ristampa)

Una  nota su facebook mi ha indotto ad aggiungere qualcosa alla mia storia

Nel mezzo della mia vita, mi è capitato di fare il Redattore Capo e poi il Direttore Responsabile di Polizia Moderna, periodico mensile ufficiale della Pubblica Sicurezza. Questa avventura è durata 17 anni, dal 1976 al 1992, ed è stata forse l'esperienza più bella, ricca ed emozionante della mia vita. Una fucina di idee, un semenzaio di giovani talenti, una cascata di frenetiche iniziative. Di certo anche un osservatorio privilegiato, posto su un'altana nel cuore dello Stato. Uno dei miei giovani collaboratori di allora, oggi un affermato giornalista, poco fa ha richiamato su Facebook quel periodo e, tra l'altro, mi ha fatto ricordare che "Occhiali Onesti" fu allora il titolo di un mio editoriale (che mi riprometto di ritrovare). Allora quegli "occhiali" servivano a decifrare una realtà complessa e dolorosa: quella degli anni di piombo. Erano lenti offerte specialmente agli agenti per comprendere un pò meglio l'ambiente in cui vivevano e operavano. Dove alcuni di loro ogni mese morivano per mano di terroristi. Senza sapere bene perchè e per chi. In una società dove non poche persone dichiaravano di non stare "nè con lo Stato nè con le Brigate rosse". In una situazione dunque molto più difficile e calda di quella che il Sindaco Bill de Blasio si trova ad affrontare in questi giorni a New York. Oggi l'Italia, l'Europa e tutto il Mondo occidentale vivono un periodo davvero molto delicato. L'Italia, in particolare, balla sull'orlo del baratro; dove per baratro si intende non solo il dissesto politico, organizzativo e finanziario, ma anche, e soprattutto, il dissesto etico. Allora è forse utile richiamare in servizio gli Occhiali Onesti, volgendo lo sguardo sul nostro "altrove" presente. Forse è stato questo il percorso subliminale che, passando attraverso l'idea del "Cenacolo", mi ha portato al titolo di questo blog. Forse mi sento inconsapevolmente un Cincinnato, richiamato in servizio per dare una mano alla Patria in pericolo (quale pretesa). Anche se, su questa strada, avverto sentore di retorica; mentre intendo affrontare questo mio pezzo di vita nuova in modo laico e pragmatico. Certo voglio dire la verità su ciò che vedo e penso, con il vostro aiuto e il vostro stimolo. Voglio anche -se posso- spezzare questo pane ideale a chi non ha gli strumenti per masticarlo e digerirlo. Voglio infine -se posso- contribuire a fare un rammendo delicato sul velluto logoro della nostra convivenza civile. Partendo dal basso. Dalla consapevolezza dei Cittadini sovrani. Perchè dall'alto non si può anche se si volesse. E certo sono in molti a non volerlo.

L'autore (ristampa)

Qualche nota sulla mia vita fin qui può aiutare a capire argomenti, atteggiamenti, e qualche ruvidità.

Sono deciso a non scrivere un curriculum, che non serve, ma a dare poche informazioni di base.  Sono ligure del Ponente, fortunato a nascere in un posto dove d'inverno nascono fiori e per uscire non serve il cappotto. Sono nato nel 1949, l'ultimo della prima metà del "Secolo breve" che ha cambiato il Mondo. Una famiglia semplice e gioiosa. Sono rimasto lì solo 19 anni, fino al diploma di maturità scientifica. Ma torno spesso a respirare il mio mare. Poi 32 anni quasi continuamente a Roma. Lì sono stato Cadetto e poi Ufficiale di Polizia fino al 1984. Anni in gran parte di piombo. Dopo Funzionario di Prefettura fino ai miei 50 anni. Ho avuto molte esperienze pubbliche e portato responsabilità di Stato. Talora ho pensato che pezzi di storia mi siano passati vicini. Dal 1999 vivo a Trento, dove fino al 2010 sono stato direttore dell'Autostrada del Brennero. Anni esaltanti per la sicurezza e i collegamenti con l'Europa, accompagnato da persone preparate e oneste. Anche qui ho visto cose che altri non hanno occasione di vedere. Ho una laurea in giurisprudenza, mi piace il diritto penale, la storia, la società; sono giornalista. Dal 2011 presidente di una Cooperativa sociale che si occupa di assistenza domiciliare alle persone anziane. Una Cooperativa vera, molto diversa da quelle che rubano i soldi destinati a soccorrere i migranti. Lo faccio ricevendo grandi soddisfazioni umane, e anche qui continuo a imparare cose nuove. Cose che non sempre si sanno. Ho una bella famiglia e tre figli. Tutti bravi, impegnati e belli dento e fuori. Il più piccolo ha 19 anni, e vedo il mondo anche con i suoi occhi. Un grande privilegio. Per  queste ragioni posso fornire Occhiali Onesti  in diversi campi talora difficili da conoscere, e sui quali circola molta superficialità,  inconsistenza, cialtroneria o vera e propria disinformazione.

sabato 24 gennaio 2015

Il nostro primo mese insieme

Occhiali Onesti ha concluso un mese di effettiva attività: registriamo un pò di numeri.


4681 visualizzazioni, in media 151 al giorno; 14 post pubblicati; 3 in redazione, 20 i commenti ricevuti; 38 mi piace (+1); 1 follower.

Il post più visualizzato è "Due parole sul terrorismo", con 594 contatti, pubblicato il 13 gennaio. 
Il secondo classificato è "L'Europa una settimana dopo", con  462 contatti, pubblicato il 15 gennaio.
Il terzo è "Parigi il giorno dopo", con 426 contatti, pubblicato l' 11 gennaio.
Il quarto "Identikit di un Presidente", con 370 contatti (in rapida crescita), pubblicato il 20 gennaio.

Le nostre pagine sono state raggiunte specialmente con Twitter, Google, e Facebook; attraverso il sistema operativo Macintosh (2315 contatti, pari al 49%);  Windows (1382 contatti, pari al 38%); Android (289, pari al 6%).

Una cosa che mi ha molto sorpreso, ma anche compiaciuto, è che i lettori sono prevalentemente negli USA (2853); più del doppio che in Italia (1382). Seguono Bulgaria (64), e Francia (63) e una decina di altri Paesi prevalentemente europei. Ma ce ne sono diversi anche in Canada, India ecc.

Io non so se questa attività sia poca o tanta -perchè non ho termini di paragone, nè sono in competizione con alcuno- ma la registro a futura memoria e per capire. A me paiono risultati eccezionali, e ne sono contentissimo.

Non avrei mai immaginato tanti interlocutori in tutto il mondo che leggono cose che io scrivo in lingua italiana e su temi prevalentemente europei. Ma i Valori, l'Etica e l'idea di un Risorgimento -che sono al centro dei miei pensieri- non hanno evidentemente nazionalità nè latitudine. E questo mi dà grande speranza e voglia di continuare.

Grazie a tutti!                                       











martedì 20 gennaio 2015

Identikit di un Presidente


   Da domani il Parlamento vota il Presidente di tutti gli Italiani. Facciamoci un'idea e teniamo alta la vigilanza.

   

La posta è alta, le speranze tante e le idee troppe. Questa in sintesi la fotografia della gara ai blocchi di partenza. Della qualità, professionalità e statura etica dei grandi elettori si è molto parlato in questi quasi due anni di legislatura: la più bassa di sempre. E l'hanno subito dimostrato nell'aprile 2013, non riuscendo a eleggere un Presidente nuovo.

Curiosamente hanno poi dato fiducia con larga maggioranza a due Governi, salvo poi mollarli in men che non si dica: non appena hanno cominciato a toccare interessi. Questo stesso gruppo sta modificando i criteri di selezione dei suoi successori (legge elettorale), cercando di garantirsi un futuro, e si accinge a modificare la Costituzione della Repubblica.

Ora gli tocca per la seconda volta di scegliere il Presidente di tutti gli Italiani; e c'è da tremare, perchè se l'eletto somigliasse alla media dei suoi grandi elettori saremmo davvero finiti. Questa preoccupazione peraltro -come ci siamo detti- si leggeva tra le righe del messaggio di fine anno di Napolitano (quello del suo testamento ideale) che, rivolto a tutti noi, ci invitava a vigilare su questa elezione. Ma l'intero quadro desolato che ho dipinto fin qui è costruito con "pennellate" tratte da interventi, messaggi o appelli del Presidente dimissionario.

Io non sono un analista politico, ma un uomo di buon senso e una certa esperienza che ama il suo Paese; come molti di voi. Sono convinto che sia necessario cambiare le cose, e che sia ancora possibile farlo senza dover conoscere violenza. Ma sono indispensabili verità, chiarezza e fermezza. Ci vuole soprattutto molta partecipazione democratica, che va ricostruita dal basso "con un ricamo delicato nel velluto nella coscienza civile".

Per questo non mi sottraggo al dovere di farmi un'idea e tentare con voi un ragionamento e un identikit del Presidente. Per vigilare occorre vedere, e gli Occhiali Onesti servono a questo.

Il Presidente non è un notaio di atti altrui, nè un uomo di rappresentanza senza poteri e neppure una figura inerme, lontano dalla lotta politica, non responsabile degli atti che compie. Non  è neppure la più alta icona da venerare. Così lo si era forse voluto dipingere nei primi anni della Repubblica, e forse davvero passò in secondo piano in presenza di un Parlamento forte, di una politica legittimata, di partiti ben radicati tra i Cittadini.

Ora il Presidente è l'ago della bilancia di quasi tutti i giochi di peso, la bussola di una politica allo sbando, il riferimento della Magisratura e dei Corpi dello Stato. L'uomo che incarna i Valori comuni, custodisce la Costituzione e la Bandiera, da' speranza alla gente e fornisce all'Estero garanzia di un'Italia ancora credibile e sana. 

Il Parlamento screditato da legislature asfittiche; la politica latitante o corrotta; i partiti liquefatti o privi d'identità; i Governi confusi, poco credibili o  comunque incapaci di rappresentare tutti; la mancanza ovunque di terzietà e senso delle Istituzioni, hanno compiuto l'improbabile e inaspettata metamorfosi. 

Un uomo con un peso enorme addosso, chiamato a portarlo da solo. Tutti i Presidenti, specialmente a partire da Cossiga, hanno avvertito questa grande responsabilità, solitudine ed esposizione ai trabocchetti sporchi di un ambiente miserabile e incarognito. Che non ha esitato a minacciare il Presidenti in mille modi -compreso lo stato d'accusa per attentato alla Costituzione- pur di scansare proprie responsabilità politiche o guadagnare consensi.

Di fronte a questo spettacolo indecente -non sempre chiaro (perchè molto attenuato dai media)- la maggioranza dei Cittadini si limita a desiderare un uomo buono e onesto, il più possibile fuori dalle porcherie della politica; oppure si smarrisce di fronte ai nomi   messi in giro solo per bruciare candidature di altri. Un nome al giorno, in un gioco al massacro dove i più furbi si tirano pubblicamente fuori, sperando di essere poi sospinti ad accettare "per spirito di servizio". 

Non basta un uomo buono e onesto e non si può accettare una figura mediocre frutto di compromessi o peggio figlio casuale di veti incrociati. Bisogna battersi per questo!

Vedo  ad esempio su twitter che alcuni sognano una bella persona modello Josè Mujica, Presidente del Paraguay. Io lo ammiro, so che ha fatto cose importanti per il suo Paese, riducendo anche il perimetro della povertà; ma non credo che sarebbe adatto ad un ambiente complicato,  cattivo e falso come il nostro.  Vedo i nomi che vengono fatti sui giornali e spero davvero che dal nostro Conclave sgarrupato esca un Francesco. Umile e Gesuita. Capace di far correre la Curia e negoziare sullo scacchiere globale mentre bacia un bambino o telefona a uno sconosciuto o dona più del pane a un povero. 

Ci vuole scuola e pensiero. Ci vuole allenamento. Ci vuole "cura d'anime" di lungo corso. Cioè piena conoscenza della macchina dello Stato e del contesto. Ci vogliono i giusti attributi! Il Presidente deve essere un politico con esperienza. Un gatto furbo, con sette vite, e contemporaneamente una persona mite e tenace. Con una robusta visione del mondo. Un uomo coraggioso capace di decidere da solo, e di camminare nel deserto guardando solo le sue stelle. 

Uno che ami la gente e da essa tragga la sua forza. E che usi la forza del suo Popolo contro i corrotti e i cialtroni e tutte le mafie. Per costruire con noi il terzo Risorgimento d'Italia. Uno che non indugi a usare la scopa e la frusta per bonificare il Paese. Uno che sappia circondarsi di una squadra intelligente e saggia e ugualmente forte e leale. Uno che non abbia padroni, ma che sia anche misurato e capace di mediare. Uno che senta il bisogno di rendicontare al suo popolo Sovrano. Che non sia bollito in questo pentolone di gente decotta, che pensa solo per sè. E che soprattutto non gli somigli.

Un Presidente che sappia di politica internazionale, e che possa intuire il mondo con un grandangolo, come fanno da secoli al Foreign Office; ragionare con la testa del primo Obama, Nobel per la pace; andare a braccetto con la Merkel, cresciuta al di là del Muro; vedere dietro gli occhi di Putin e guardare anche cosa c'è sotto la sottana del Papa. Infine uno che decifri l'Europa; che non è più tutta con Charlie.


giovedì 15 gennaio 2015

L'Europa una settimana dopo Parigi

Una settimana fa gli attacchi a Parigi. Terrorismo di casa. Fanatici francesi che sognano un Califfato.

Mentre scrivo ho gli occhi negli eventi: il giornale assaltato, la tipografia fumante, il supermercato ebraico, le teste di cuoio, i morti per terra. Poi la solidarietà della gente, che monta fino alla manifestazione parigina di domenica. Popolo e capi insieme. Di mezzo mondo. Uniti -come mai da tempo- in un'onda di commozione  di orgoglio, al canto frequente della Marsigliese. 

Non c'è ombra di sfiducia nelle Istituzioni, non c'è la nausea di chi non va più a votare. Semplicemente ci si guarda e ci si tiene per mano, in silenzio. Uguaglianza, fraternità e libertà sono scolpiti nei volti e nei gesti della gente. Che incarnano lì i Valori della democrazia e delle nostre Costituzioni radicate nella Rivoluzione di Francia. Si coglie per questo anche molta più Europa politica. 

Di fronte al disastro si percepisce finalmente tutta l'insufficienza della nostra Unione  doganale, monetaria e di mercato. La burocrazia, le procedure, i limiti finanziari, lo spread, la troika pesano improvvisamente meno. Fosse davvero -penso- la volta buona per andare più spediti verso l'idea federale che abbiamo sognato in tanti, insieme ai Padri fondatori d'Europa.

Poi i funerali intensi e tesi, le bare avvolte nel tricolore d'oltralpe, i picchetti impettiti, il Presidente che consegna alla terra le Legion d'Onore, la sepoltura islamica del poliziotto difersore della Patria, i suoi colleghi smarriti ma consapevoli del dovere. Grande terra quella Francia muta. Grande lezione per tutti. Grande cordoglio per quel Paese insanguinato. 

Martedì a Strasburgo il Parlamento Europeo, riunito per la chiusura dal semestre di Presidenza italiana, si stringe in un abbraccio  intorno alla Francia. C'è calore e amicizia. I molti scetticismi, con poche eccezioni anche nostrane, perdono mordente e terreno. Il nemico c'è, non è l'Islam ma il terrorismo criminale fanatico, che ha affascinato alcuni dei nostri. Va combattuto uniti e con fermezza: ma è possibile conciliare la difesa della nostra identità e della nostra cultura con l'integrazione di tutte le diversità. L'applauso, su questa linea tracciata da Renzi in nome di tutti, è forte e corale. 

Ieri è cominciata una riflessione più distaccata, insieme alle prime misure comuni per la sicurezza. Mi hanno colpito tre cose, che qui segnalo in sintesi anche per non fare il brodo lungo: 

1. la Stampa britannica, tradizionalmente pronta e vivacissima, non ha pubblicato le vignette di Charlie Hebdo e si è chiesta: c'era qualcosa di molto offensivo in quelle vignette? Erano oscene? Una linea molto prudente. Inconsueta.

2. Michel  Houellebeq, uno dei pìù importanti scrittori francesi contemporanei, sostiene che la libertà di espressione sarà d'ora in poi più difficile da esercitare. Ma aggiunge che Cattolicesimo e Islam stanno dimostrando di poter coabitare. E lo faranno. L'incompatibilità c'è invece tra Islam e Razionalismo illuminista che è la matrice delle libertà che sono scolpite nelle Costituzioni democratiche. Ma- aggiunge- noi in fondo non ne possiamo più di tutta questa libertà. C'è in noi  Europei "voglia di guida, di sottomissione".

3. Papa Francesco oggi  oggi da Manila si è espresso in modo piuttosto diretto: non si deve uccidere in nome di Dio, ma non si possono prendere in giro le religioni. Ognuno ha diritto di praticare la sua religione. Senza offendere. E conclude: se insulti la mamma di una persona, aspettati un pugno.

4. Putin ha dato indicazioni alla stampa russa: la pubblicazione di caricature di leader religiosi viene definita "inaccettabile" violazione delle leggi contro l'estremismo. Come i link a media che le giustifichino. Anche la Chiesa Ortodossa russa si è detta contraria alla pubblicazione delle vignette che ritraggono Maometto.

Occorrerà approfondire e riflettere. Ho l'impressione che su questi temi ci sarà un ventaglio di posizioni. Non siamo più tutti Charlie.

 


martedì 13 gennaio 2015

Due parole sul terrorismo

Si sotiene che questo nuovo terrorismo è diverso e più insidioso rispetto a quello delle  Brigate Rosse. E'vero?

 

Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera con base a New York, nell'editoriale di oggi sul suo giornale scrive in sintesi che:

1. Il terrorismo che si è manifestato in Francia nei giorni scorsi è diverso e più insidioso rispetto a quello che oltre trent'anni fa si manifesto' in Europa, specialmente con le Brigate Rosse in Italia e con la Rote Armee Fraktion in Germania;

2. Non servono interventi di tipo militare o la chiusura di frontiere e neppure la revisione di trattati (con riferimento a quello di Schenghen, che liberalizza e regola i controlli delle persone alle frontiere comuni dell' Unione).  Si sono evitate simili reazioni e  bisogna riconoscere il merito per questo;

3. Occorre lavorare con la prevenzione e l'intelligence (servizi di  polizia e servizi di sicurezza); ma questa attività passa attraverso sistemi tecnologici che sono necessariamente limitativi della privacy dei cittadini (fa riferimento alla normativa emanata negli USA dopo gli attentati alle le torri Gemelle nel 2001, e alle polemiche roventi -specie in Europa- sugli abusi di recente riscontrati nel corso della sua attuazione). 

4. Questa attività di informazione "tecnologica" può essere certo controllata meglio, ma non va smantellata o ostacolata. Perchè contro il terrorismo funziona.

Io condivido la gran parte del ragionamento di Gaggi. Concordo in pieno sul contrasto al terrorismo che escluda interventi di tipo militare, vistosi quanto inutili, e impegni Servizi di sicurezza e Investigazioni di Polizia, semmai potenziando Europol con organici, governance e poteri più adeguati. Occorre lavorare d' Intelligece e con intelligenza; controllando bene le tecnologie e i limiti degli Apparati. Per evitare abusi.

E' vero anche che questo terrorismo è diverso da quello che negli anni '70 e '80 abbiamo combattuto e vinto: è cambiata la minaccia e siamo cambiati noi insieme a tutto il contesto. Ma io penso che  non sia più insidioso di quello di allora.

Il terrorismo usa meccanismi semplici e barbari: ripetitivi. Vuol fare paura e cerca il modo per suscitarla con il minimo sforzo, per ottenere il massimo della destabilizzazione in un gruppo sociale.  Tocca i tasti più sensibili e critici del momento. Cerca un megafono per pubblicizzare le sue gesta presso i più deboli. 

Se un Popolo decide di non aver paura, e si stringe unito, e non fa passare le emozioni viscerali che si vogliono indurre in lui, nessuno può farcela.  Così è successo allora, in quegli anni lontani, sia in Italia sia in Germania sia in tutta Europa, così può succedere ora. Anzi, rivedendo la Parigi magnifica di domenica in piazza e anche l'Europarlamento "caldo" di oggi, riunito a Strasburgo per la chiusura del semestre di presidenza italiana, a me sembra che stia già succedendo.

Certo occorre far funzionare la democrazia, chiamare i Cittadini a condividere e a decidere di più, rivivere i Valori fondativi dello stare insieme in Europa, evitare che gli opportinisti di casa (di tutte le case europee) peschino nel torbido per scalare il potere e contemporaneamente, forse non volendo, facciano il gioco dei terroristi. Certo dobbiamo lavorare ancora sull' integrazione, che non è in contrasto, come dice bene Renzi, con la difesa della propria identità culturale. Rimanere coerenti con le radici, ma contemporaneamente capaci d'inglobare, di formare cittadini leali, di abbracciare la diversità, di affascinare con la nostra cultura e con la bontà che ci è rimasta nel cuore.

La gente ha bisogno di emozione, di speranza e di sogno. Chiede di partecipare, stare insieme, ritrovarsi. Vuole vedere il proprio futuro. E fa il tifo per un secondo Rinascimento.

Il patto sociale d'Europa e le ragioni della convivenza comune non possono ridursi ai bilanci, al mercato, alla moneta.  Alla paura degli sforamenti, delle ammonizioni  e della troika. 

Per fortuna ci sono i giovani di Erasmus, i viaggi, il lavoro lontano da casa, le Università, i matrimoni misti e le piazze. Perchè il terrorismo non si vince con i burocrati, i banchieri e i conti (utili, per carità) ma parlandosi e tenendosi per mano. Per resistere  insieme e lasciare andare la paura. Per questo oggi la minaccia  non è più insidiosa di allora.

 


domenica 11 gennaio 2015

Parigi il giorno dopo

Questi che seguono sono i primi  tweet che ho scritto la mattina di giovedì 8 gennaio, il giorno dopo l'attacco terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi.


1. Singolare davvero ieri l'andamento dei principali indicatori            economici mentre Parigi è sotto attacco e vive la  barbarie. Le borse crescono;
2. Le borse crescono, gli spread si riducono, il petrolio è ai minimi storici, l' € torna ai livelli iniziali di cambio (2002) sul $. Cioè il mercato festeggia con i morti a terra.
3. Questa schizofrenia mi turba. Alla finanza non importa dell'attacco barbaro di Parigi. Semplicemente aspetta il QE (acquisto di titoli di stato n.d.r) di Draghi. E scommette su questo!
4. Mi sento amareggiato per questo. In realtà  dopo i fatti di Parigi noi tutti stiamo peggio. Ma questo non conta. Conta Euforia mercati. Non va.
5. Ho scritto 4 tweet su schizofrenia tra strage Parigi e andamento indicatori economici UE. Nessun interesse. Molto strano? O siete addormentati?

La reazione poi c'è stata da parte della Polizia, della Francia tutta, della Stampa, dell'Opinione pubblica globale, e di un mare di gente, Mussulmani compresi. Ed è stata imponente e commovente, fino alle manifestazioni di solidarietà di mezzo mondo. Particolarmente significative oggi, domenica 11, mentre scrivo. E questa reazione nel suo complesso mi ha impressionato davvero. In positivo. Mi è piaciuta la Francia tollerante nonostante tutto e in generale l'Europa che ha mostrato un lato culturale più maturo.  Mi è piaciuta la Comunità ebraica, che ha scelto toni fermi ma miti. Sembra davvero oggi che l'Unione possa andare oltre il mercato e la moneta. Che possiamo ragionare da Europei anche nel vivere civile, nel sentire insieme, nel superare le nostre piccole patrie egoiste e gelose.
Economia e finanza, poi, hanno festeggiato lo spazio di un mattino, vittime della loro superficialità e volatilità. Eurotower proprio giovedì 8 ha chiesto infatti alle banche europee più deboli di rafforzare il proprio patrimonio. E questo è stato sufficiente a fare fuggire molti capitali dalle borse ecc. Mi dispiace per chi ha perso soldi. Ma rimangono gli interrogativi iniziali scolpiti in quei tweet, compreso l'ultimo, che rivela superficialità e volatilità anche nella "rete". Cioè nella gente; che è inconsapevole.
Non possiamo dipendere così tanto da Pil, borse e monete; non possiamo consentire a poche multinazionali o finanzieri -che non conoscono altra cultura- di cambiare a piacimento le nostre vite. Di usarci come schiavi. Non vogliamo vivere nella loro superficialità e nella loro volatilità: cioè nell'incertezza. Dove stà la nostra sovranità di Popolo? Noi siamo ridotti all'impotenza!
E questo non ha per nulla a che fare con l'idea politica mia o di ciascuno; nè con l'essere o no favorevoli all'Euro; nè con posizioni di destra o di sinistra. Questa impotenza popolare non va strumentalizzata dai soliti cialtroni arruffapopolo, pronti a usare tutto (persino i morti) pur di arrivare a comandare. 
La domanda, quella domanda, riguarda la  Democrazia: la Libertà, l'Uguaglianza, la Fraternità. Vive e forti in chi canta ora in piazza la Marsigliese; e non è semmai francese, ma si sente figlio spirituale di quella Rivoluzione. Ben presente nelle nostre Costituzioni e nei nostri cuori. E che ha impregnato di speranze e di luce le nostre vite.
E la risposta a quella domanda: dove sta la nostra sovranità di popolo? E' tornare il più presto possibile al primato della Politica, che deve rinascere e ricevere fiducia nonostante le porcate che (specie in Italia) ha fatto. 
E per tornare lì occorre partecipazione, consapevolezza, controllo rigoroso. Questo è il Risorgimento di cui parla Occhiali Onesti! 
Obama, il primo Obama appena eletto, ci aveva provato a rimettere la finanza sotto il controllo della Politica. Poi aveva capito la difficoltà e i rischi anche personali di una simile operazione. Ora sembra aver rialzato un pò la testa.
Chissà che, sulla spinta di Parigi insanguinata, anche l'Europa  possa trovare l'orgoglio e la forza necessari a ridare senso alla Politica, alla Democrazia, alla voce dei suoi Popoli sovrani.

sabato 10 gennaio 2015

Francesco alla Curia: una sorpresa.

Sono abbastanza sorpreso che il post precedente sia stato da alcuni ritenuto di parte.  
Cioè appiattito  acriticamente su posizioni filo clericali. Questo non è avvenuto in chiaro sul blog, con i commenti, ma attraverso altri "social". Io comprendo certe sensibilità laiche, e anche l'allergia verso le prediche dal pulpito -specie se e quando non sono accompagnate da condotte coerenti- ma condanno le posizioni laiciste, cioè visceralmente contrarie "a priori" a tutto il mondo religioso. Peraltro ritengo, da un lato, che il discorso di Papa Francesco alla curia romana sia stato un invito al  cambiamento radicale di atteggiamenti sbagliati, dall'altro che abbia richiamato valori e comportamenti molto utili a migliorare tutti, e quindi la società civile. Che è il tema che ci interessa di più. 
Ci sono molte persone appartenenti al clero che vogliono uscire dal guano mercantile e di potere in cui sono finiti. Tra questi per primo Francesco, a partire dalla scelta del suo nome. Certo la Chiesa (non solo quella Cattolica) è anche potere e patrimoni e intrallazzi. Non sarà una passeggiata. Per questo ho immaginato (nel post precedente) una salita gelida e un luogo in ombra. E, se avete fatto caso, ho osservato che l'inverno e il gelo possono vincere ancora. Infatti c'è chi ritiene che Francesco non ce la farà a riformare la sua Chiesa, perchè gli oppositori sono tanti e sono anche potenti. Peraltro Benedetto ha abdicato perchè, vedendo il problema in tutta la sua gravità, non si sentiva più addosso la forza per contrastarlo adeguatamente.
Occhiali Onesti su questo punto -che  ricorda da vicino la situazione  italiana (si veda per questo anche il post sul discorso di fine anno del Presidente Napolitano)- ha una posizione positiva e ottimista. 
Il discorso del Papa alla curia è un passo tra i tanti che abbiamo visto e vedremo. Un passo forte e chiaro. E serve a tutti per inquadrare valori, meditare un pò, e alzare lo sguardo oltre al limite del quotidiano. Questo va esattamente  nella direzione scelta da Occhiali Onesti, impegnato -in questa prima fase- a costruire una proposta e poi una solida base di valori condivisi. Solo partendo da lì si può impostare la resistenza all'ulteriore degrado del nostro Paese ed impostarne la rinascita. 
Non possiamo riformare la Costituzione, il Senato, la politica, la legge elettorale, il lavoro, la giustizia, l'amministrazione pubblica, l'economia senza ritrovare l'etica. E questa si ricostruisce solamente dal basso, con un rammendo lungo, paziente e delicato. 
Continueremo quindi a riflettere, senza fretta, sui 15 vizi scolpiti da Francesco nel marmo curiale.

martedì 6 gennaio 2015

Francesco alla Curia.

Papa Francesco ha fatto un pò di catechismo ai suoi per Natale: ma serve anche a noi per rirtovare la strada.

Oggi, durante una passeggiata nella campagna invernale di Trento ancora priva di linfa, mi hanno sorpreso diverse macchie gialle in una proda scura, esposta a nord, dove è rimasta un pò della neve caduta la scorsa settimana. Erano primule. I primi segni del sole che risale il dorso del monte dopo il solstizio. Un indizio di primavera. Un anticipo del  risorgimento della natura.
Chissà perchè, il pensiero è corso a Occhiali Onesti che fa i primi passi e riceve i primi commenti. Che chiede alimento di contenuti. Che ha scelto l'etica dei comportamenti di tutti i giorni come suo primo terreno di confronto. Così, inaspettatamente, mi sono trovato -su quel sentiero- in compagnia di Francesco vescovo di Roma mentre fa un pò di catechismo alla Curia e alla Casa potificia prima del Natale. La mia mente è volata lì, nel palazzo vaticano. Non so come, nè perchè.
Anche lui  affronta la salita tra le sue mura, anche lui cerca spunti di primavera in un terreno in parte ghiacciato o coperto di foglie vecchie. Soprattuto parla di cose semplici con parole di casa, aspettando la primavera. E le sue parole sono lampi di luce in una proda scura. Sono primule capaci di sfidare il gelo. Mentre il gelo può ancora vincere. Anche lì.
Francesco indica quindici inciampi da superare, che certo sono utili alla conversione della  sua gente "vicina", ma che mi sembrano spunti importanti per tutti. Quindici vizi che, ramazzati, diventano le  chiavi per un risorgimento etico; per migliorare la convivenza civile; per fare quel "rammendo delicato di velluto" nel tessuto liso dei cuori senza il quale sprofondiamo nella barbarie. Mentre il passo di gambero ci è abituale da decenni. E all' improvviso arriva la prima bordata francescana. 
Non siamo immuni da difetti e siamo mortali: un tagliando è d'obbligo per tutti. Viene subito in mente certa sicumera di capi e capetti: politici, amministratori, dirigenti, sindacalisti, imprenditori, maggiorenti, vassalli, cortigiani, intellettuali, professori ecc. incapaci di guardarsi allo specchio e riconoscere i propri limiti: incapaci di autocritica. Bravissimi a gettare colpe sugli altri.  A vessare i piccoli e i miti.
Il potere finisce. Bisogna imparare a "servire". Questo è l'antidoto, ci dice Francesco. Ed io, inforcando gli Occhiali, aggiungo: siamo circondati da molti vanagloriosi  ciechi che si sentono eterni. Ma osservo che hanno questo vizio non solo persone in posizione di responsabilità. Può  succedere anche al vicino di casa o in famiglia o tra amici. Può succedere a tutti. Può succedere anche a noi! Impariamo dunque a guardarci di frequente allo specchio.
Mi fermo qui perchè il cammino è lungo e lo zaino dei 15 vizi  pesante. Annoto soltanto che, attraverso questo percorso, voglio arricchire in modo laico la piattaforma dei valori da condividere con voi. Una volta capito chi siamo e per cosa viviamo, sarà poi più facile affrontare la realtà, la politica,  l'economia, i problemi del mondo ecc.
Per chi avrà la pazienza di seguirmi, questo ragionamento aperto continuerà nei prossimi post. Con la certezza di avere anche vostri pensieri.

sabato 3 gennaio 2015

Il mio sogno

Sognare è disegnare il futuro

Questa notte Occhiali Onesti ragionava nella mia testa, voleva uscire e scriversi. Cercava voi e di parlarvi. E allora ho sognato, un pò come  Alice, un pò come il piccolo Principe. 
Ho fatto un sogno dove gli idraulici vengono subito e fanno la fattura senza chiedere un sovrapprezzo, i costruttori sono responsabili dei vizi della loro opera, i medici e gli insegnanti non scioperano, i magistrati non fanno politica e i vigili non si buttano malati. Dove gli intellettuali non sputano sentenze interessate.
In quel magico luogo i vicini sono gentili e solidali, nessuno urla per farsi sentire; non ci sono spinte per aiutare figli e parenti a calpestare il merito degli altri; il Mose e l'Expo' sono opere pubbliche e non mangiatoie. Il si e il no sono semplici: basta una stretta di mano guardandosi negli occhi; non c'è ipocrisia o doppiezza, calcoli o cialtronerie. Si dice la verità e si aiuta il prossimo. Inoltre -udite udite- si rispettano le regole!
Il sogno è stato lungo e forti le tinte: così io posso continuare il mio dipinto di un mondo suggestivo dove si parla al plurale, e si capisce che insieme e in pace si può tutto. Dove gli arroganti, i furbi e i violenti vengono messi da parte con naturalezza; dove regna la tenacia delle persone miti. E dove queste vincono!
In quel luogo i nostri figli possono trovare persone di cui fidarsi, con cui lavorare bene e farsi una vita e costruirsi una famiglia e una casa, semmai piccola ma adatta a loro. Senza avere sul collo i debiti della mia generazione e per sempre.
Ho fatto un sogno dove la democrazia è vera e forte: dove tutti partecipano e si informano anche al fuori dei circuiti standard. Si parlano, dicono la loro liberamente e con convinzione e con forza. Dove tutti vigilano e sono inflessibili sui valori.
Un mondo dove ci si comporta secondo coscienza, e le coscienze sono pulite senza il ricorso a lavatrici di comodo. Dove tornano la semplicità e la luce dello spirito. Dove soffia il vento della fiducia. Dove c'è sempre un mare di opportunità da cogliere. E non ci sono differenze tra uomini e donne, ricchi e poveri, bianchi e neri, cristiani  mussulmani ed ebrei.
Sogno un luogo dove le ragazze non fanno le escort e gli uomini non le pagano, dove i preti non fanno porcherie per la carriera, il potere e i soldi, e soprattutto non insidiano i bimbi. Dove gli appalti si vincono con i bravi tecnici e le buone proposte, e non con gli avvocati, le bustarelle e le mafie.
Sogno i Comandamenti letti da Benigni, e la Costituzione letta dai Padri. Sogno lo spirito delle leggi e degli uomini, così come lo sentivo insieme ai miei compagni di corso nella mia Accademia, insieme al profumo nuovo del '68  sul colletto rigido e lo spadino. Così come l'ho incarnato, interpretato e declinato in vita per tanti anni, senza mai abbandonarlo.
Sogno per quelli che, sognando queste cose e per consentire a noi di continuare a farlo, non sono più tra noi. E sono tanti.
Occhiali Onesti vive di questi valori e di questi pensieri e, attravero queste lenti chiare, vuole aiutare chi voglia a costruire un mondo che somigli a questo sogno. Perchè sognare è disegnare il futuro.


venerdì 2 gennaio 2015

Il testamento ideale di Napolitano

Il discorso del Presidente : quello che le parole non dicono

Lucido e rilassato, soddisfatto per il dovere compiuto,  fermammente deciso a lasciare per l'età che avanza e pesa. Ricorda molto Papa Benedetto  nella motivazione e anche nelle circostanze di contesto. Ci vogliono mani e cuore meno provati per i prossimi impegni. L'ora di scelte vitali è vicina per l'Italia, e la prima è il nuovo Presidente. Adesso queste scelte si possono fare meglio di due anni fa, perchè la situazione istituzionale è un pò migliorata, la legislatura è partita, le forze politiche si parlano di più.  Ma il discorso non è rivolto ai politici. Lui parla alla Nazione, ai Cittadini sovrani, a tutti Noi. Figlioli: non posso più andare avanti così anche se me lo chiedete, anche se avete affetto per me e me lo dimostrate sempre. Sarebbe un rischio; vigilate. Boccia senza appello l'antieuropeismo e l'idea del ritorno alle monete nazionali. Sembra dirci: diffidate degli imbonitori pronti a vendere il futuro d'Italia per un vantaggio elettorale a breve. Per l'Europa abbiamo lavorato tanto e in tanti. E oggi è meglio di ieri per tutti. Informatevi meglio, partecipate di più, fate sentire la vostra voce. Impedite che si ripeta la vergogna dei 101 e tutte le cialtronerie perpetrate lì intorno da capi e capetti. Pochi in buona fede. Bocciate in eterno, senza pensarci troppo, tutti i furbi che volessero riprovarci. E' elegante il Presidente; è efficace il suo dire. Senza incertezze. Sembra più giovane dei suoi 89 anni, che Dio lo benedica! E anche il suo pensiero è giovane, pur nell'inviluppo del periodare grave e un pò complicato della sua generazione. Ma  la parte più importante è forse tra le righe. Parla di disoccupazione, di situazione economica critica e di corruzione da estirpare tutti insieme. Ma lo preoccupa la Democrazia. Perchè essa -che è fonte di libertà, diritti e doveri, e che è il primo pilastro della Costituzione- è messa in pericolo dal fondo marcio della nostra società, che va risanato, restaurato, fatto rinascere tutti insieme. Parla di Risorgimento il Presidente. Lui che sa (pochi ancora sanno) cosa fu il secondo Risorgimento -quello della Resistenza- ne auspica un terzo. Parla al suo Popolo cercando di riscaldarne i cuori inariditi e stanchi. Sollecita ancora un pò di fiducia ed entusiasmo. Non perdonismo nè giustizia sommaria per la politica, anzi rigore ed equità, ma anche dono, nuova partecipazione. Sa il Presidente che questo disastro, che ha dovuto gestire ultra vires, e che non può più reggere perchè le forze gli mancano, richiede l'impegno del suo Popolo, della gente d'Italia capace di eroismi e di miracoli, dei giovani. Sa il Presidente che siamo scivolati in un limbo pericoloso misto di ridicolo, ipocrisia, e  disperante calo etico, cui nessuno può sottrarsi. E che la risalita, se ci sarà, richiederà decenni. E che questo percorso riguarda quel "rammendo delicato nel velluto della convivenza civile", un percorso dal basso di cui molti, me compreso, avvertono il bisogno urgente se si vuole evitare, prima o dopo, una rivolta civile sanguinosa, peggiore del terrorismo degli anni 70 e 80. L'unico rimedio è il Popolo  che torna consapevole e sovrano. Che torna padrone del vapore. Con azione non violenta ma tenace, lontano da maestri arruffoni, incolti, senza virtù.  Io ho provato tanta tenerezza per quel vecchio illuminato che non sa a chi cederà il timone, ma sa che il successore potrebbe non essere all'altezza di reggerlo o addidittura indegno di farlo. Perché  siamo a questo punto. Il lascito spirituale di Napolitano è tutto al suo Popolo. Siamo dunque tutti Noi, ciascuno come sa e come può, ad avere il compito di compiere terzo Risorgimento italiano. Per contribuire a questo Occhiali Onesti ritorna in servizio dopo 30 anni!