Visualizzazione post con etichetta scopo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scopo. Mostra tutti i post

venerdì 2 gennaio 2015

Il testamento ideale di Napolitano

Il discorso del Presidente : quello che le parole non dicono

Lucido e rilassato, soddisfatto per il dovere compiuto,  fermammente deciso a lasciare per l'età che avanza e pesa. Ricorda molto Papa Benedetto  nella motivazione e anche nelle circostanze di contesto. Ci vogliono mani e cuore meno provati per i prossimi impegni. L'ora di scelte vitali è vicina per l'Italia, e la prima è il nuovo Presidente. Adesso queste scelte si possono fare meglio di due anni fa, perchè la situazione istituzionale è un pò migliorata, la legislatura è partita, le forze politiche si parlano di più.  Ma il discorso non è rivolto ai politici. Lui parla alla Nazione, ai Cittadini sovrani, a tutti Noi. Figlioli: non posso più andare avanti così anche se me lo chiedete, anche se avete affetto per me e me lo dimostrate sempre. Sarebbe un rischio; vigilate. Boccia senza appello l'antieuropeismo e l'idea del ritorno alle monete nazionali. Sembra dirci: diffidate degli imbonitori pronti a vendere il futuro d'Italia per un vantaggio elettorale a breve. Per l'Europa abbiamo lavorato tanto e in tanti. E oggi è meglio di ieri per tutti. Informatevi meglio, partecipate di più, fate sentire la vostra voce. Impedite che si ripeta la vergogna dei 101 e tutte le cialtronerie perpetrate lì intorno da capi e capetti. Pochi in buona fede. Bocciate in eterno, senza pensarci troppo, tutti i furbi che volessero riprovarci. E' elegante il Presidente; è efficace il suo dire. Senza incertezze. Sembra più giovane dei suoi 89 anni, che Dio lo benedica! E anche il suo pensiero è giovane, pur nell'inviluppo del periodare grave e un pò complicato della sua generazione. Ma  la parte più importante è forse tra le righe. Parla di disoccupazione, di situazione economica critica e di corruzione da estirpare tutti insieme. Ma lo preoccupa la Democrazia. Perchè essa -che è fonte di libertà, diritti e doveri, e che è il primo pilastro della Costituzione- è messa in pericolo dal fondo marcio della nostra società, che va risanato, restaurato, fatto rinascere tutti insieme. Parla di Risorgimento il Presidente. Lui che sa (pochi ancora sanno) cosa fu il secondo Risorgimento -quello della Resistenza- ne auspica un terzo. Parla al suo Popolo cercando di riscaldarne i cuori inariditi e stanchi. Sollecita ancora un pò di fiducia ed entusiasmo. Non perdonismo nè giustizia sommaria per la politica, anzi rigore ed equità, ma anche dono, nuova partecipazione. Sa il Presidente che questo disastro, che ha dovuto gestire ultra vires, e che non può più reggere perchè le forze gli mancano, richiede l'impegno del suo Popolo, della gente d'Italia capace di eroismi e di miracoli, dei giovani. Sa il Presidente che siamo scivolati in un limbo pericoloso misto di ridicolo, ipocrisia, e  disperante calo etico, cui nessuno può sottrarsi. E che la risalita, se ci sarà, richiederà decenni. E che questo percorso riguarda quel "rammendo delicato nel velluto della convivenza civile", un percorso dal basso di cui molti, me compreso, avvertono il bisogno urgente se si vuole evitare, prima o dopo, una rivolta civile sanguinosa, peggiore del terrorismo degli anni 70 e 80. L'unico rimedio è il Popolo  che torna consapevole e sovrano. Che torna padrone del vapore. Con azione non violenta ma tenace, lontano da maestri arruffoni, incolti, senza virtù.  Io ho provato tanta tenerezza per quel vecchio illuminato che non sa a chi cederà il timone, ma sa che il successore potrebbe non essere all'altezza di reggerlo o addidittura indegno di farlo. Perché  siamo a questo punto. Il lascito spirituale di Napolitano è tutto al suo Popolo. Siamo dunque tutti Noi, ciascuno come sa e come può, ad avere il compito di compiere terzo Risorgimento italiano. Per contribuire a questo Occhiali Onesti ritorna in servizio dopo 30 anni!

martedì 16 dicembre 2014

L'origine



La prima idea, frutto dei miei pensieri estivi: il Cenacolo.

Occhiali Onesti  nasce da qui.  Dalla stessa esigenza profonda.

Occhiali Onesti è figlio del Cenacolo e risuona con lui.                                       


Il Cenacolo è un’idea, un pensiero la cui gestazione è stata lenta e lunga, ma che nelle ultime settimane si è fatto insistente. Nasce dalla constatazione che non ci diamo il tempo di riflettere sulle cose, né spesso riusciamo a condividerle. Siamo bombardati da un eccesso d’informazione predigerita o casuale. Viviamo all’interno di una coscienza collettiva artificiale, immatura, poco responsabile; spesso deleghiamo ad altri la nostra sovranità di cittadini. Non riusciamo a distinguere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto. Né pratichiamo e pretendiamo verità e rigore.
Il Cenacolo è un luogo dove riunirsi a riflettere sulle cose che accadono e  condividere punti di vista ed esperienze in un ambiente affidabile. La riflessione sarà  guidata, cioè aiutata e messa in ordine con un certo metodo, ma completamente libera. Inizialmente sarà utile avanzare una proposta di temi, ma in seguito anche gli argomenti da trattare potranno nascere spontaneamente. Il cenacolo è anche un luogo dove si possono trovare “occhiali onesti” per decifrare realtà complesse. Un luogo terzo, davvero indipendente. Un luogo mite, gioioso, serio; dove sentirsi accolti, star bene e capire.
Il Cenacolo ha una direzione e uno scopo: si tratta di crescere nella consapevolezza insieme ad altre persone, condividere valori, scoprirli comuni e più forti, impostare un risorgimento ideale e replicarlo. Come si fa in un giardino. Per seme, innesto o talea. Si tratta di costruire o ricostruire un umus fertile sul quale possa crescere vita. E piantare speranza.
Il Cenacolo è un ambiente culturale sensibile al bello, all’arte, alla natura, al rispetto della persona umana, nella convinzione che questi valori aiutino a vivere una vita migliore. Ed è aperto a tutti, ma particolarmente adatto alle persone che abbiano dentro interrogativi, inquietudine, curiosità. Che siano aperti al futuro. Che cerchino una visione. Che avvertano in sé il coraggio di possederla e di sostenerla.
Il Cenacolo caratterizza la sua identità con alcuni concetti, atteggiamenti e parole chiave che danno forma al suo perimetro culturale e che possono orientare la scelta di parteciparvi.  In questa cornice pone innanzitutto alcuni no: no all’intransigenza, all’ideologia, al rancore, alla rabbia, alle urla, alle parolacce e alle menzogne. Perché è un luogo educato e aperto. No anche a partiti, sindacati, lobby, campanili, interessi di parte, opportunismi. Perché è un luogo che non vuole essere strumento se non di cultura, comprensione e crescita. Simmetricamente dice si alla fiducia nel futuro, alla capacità di costruire rapporti, alla capacità di avere dei sogni, alla tolleranza, al rispetto, alla trasparenza, alla verità, all’onestà. E dà molta importanza a parole come, laicità, gratitudine, sobrietà, giovinezza, rinnovamento, responsabilità.  Perché è un luogo d’impegno umano e civile.
Il Cenacolo infine non è un salotto buono, non è un tea party, un dopolavoro o un circolo e naturalmente non è una setta o una carboneria, né una loggia o un luogo iniziatico. Non è un comitato, un movimento, un gruppo di pressione, né una mutua, né un’impresa. Cioè non ha, per ora, forma giuridica. Né organizzazione stabile. Perché è figlio soltanto della libertà di riunirsi e parlarsi. In sostanza il Cenacolo è il luogo più informale e non convenzionale possibile. E’ proprio quello che non c’è, come l’isola di Peter Pan! E forse è proprio quello di cui abbiamo bisogno.