Un'ombra, in Trentino, sul lavoro domestico regolare.
Qualche giorno fa (23 febbraio) il T quotidiano pubblicava, a pag.11, un bell'articolo a firma di Margherita Montanari dal titolo "In Trentino 5780 colf e badanti. Alle famiglie costano 55 milioni". L'occhiello recita: "Il report Domina: lavori domestici e datori in calo del 10%". Tanti dati puntuali e interessanti estratti, appunto, dal 5° rapporto Domina (Associazione dei datori di lavoro di cura), realizzato con il supporto scientifico della Fondazione Leone Moressa di Venezia.
Sfrondando la matassa dei dati e rileggendo con calma, si comprende che il nocciolo dell'informazione è che in Trentino il lavoro domestico "regolare" di colf e badanti è diminuito di quasi il 10% (10,9) tra il 2021 e il 2022 e così (ovviamente) anche il numero dei datori di lavoro "regolari". Questo accade mentre il il bisogno di cure domiciliari a causa dell'invecchiamento demografico è in aumento di circa il 2.5% all'anno (dato estrapolato dai dati contenuti nel testo e coincidente con quello noto negli ambienti della Cooperazione Sociale e agli Uffici della Provincia Autonoma).
Ne deduco che il "nero" delle famiglie per procurarsi i servizi essenziali necessari alla cura domestica (di Persone e cose) è probabilmente aumentato di oltre il 13% in un anno. Un'evidenza sorprendente.
Sembra quindi urgente regolare meglio il lavoro privato nelle famiglie (con norme appropriate che incentivino quello regolare) e contemporaneamente aumentare i controlli.
Mi pare che l'idea di convertire l'assegno di cura (spendibile liberamente) in un voucher per la famiglie (spendibile solo per acquistare servizi "regolari"), prospettata lo scorso 25 febbraio dall'Assessore Spinelli in una intervista allo stesso giornale "il T" sia percorribile e -con i necessari approfondimenti- anche virtuosa.