Il discorso del Presidente : quello che le parole non dicono
Lucido e rilassato, soddisfatto per il dovere compiuto, fermammente deciso a lasciare per l'età che avanza e pesa. Ricorda molto Papa Benedetto nella motivazione e anche nelle circostanze di contesto. Ci vogliono mani e cuore meno provati per i prossimi impegni. L'ora di scelte vitali è vicina per l'Italia, e la prima è il nuovo Presidente. Adesso queste scelte si possono fare meglio di due anni fa, perchè la situazione istituzionale è un pò migliorata, la legislatura è partita, le forze politiche si parlano di più. Ma il discorso non è rivolto ai politici. Lui parla alla Nazione, ai Cittadini sovrani, a tutti Noi. Figlioli: non posso più andare avanti così anche se me lo chiedete, anche se avete affetto per me e me lo dimostrate sempre. Sarebbe un rischio; vigilate. Boccia senza appello l'antieuropeismo e l'idea del ritorno alle monete nazionali. Sembra dirci: diffidate degli imbonitori pronti a vendere il futuro d'Italia per un vantaggio elettorale a breve. Per l'Europa abbiamo lavorato tanto e in tanti. E oggi è meglio di ieri per tutti. Informatevi meglio, partecipate di più, fate sentire la vostra voce. Impedite che si ripeta la vergogna dei 101 e tutte le cialtronerie perpetrate lì intorno da capi e capetti. Pochi in buona fede. Bocciate in eterno, senza pensarci troppo, tutti i furbi che volessero riprovarci. E' elegante il Presidente; è efficace il suo dire. Senza incertezze. Sembra più giovane dei suoi 89 anni, che Dio lo benedica! E anche il suo pensiero è giovane, pur nell'inviluppo del periodare grave e un pò complicato della sua generazione. Ma la parte più importante è forse tra le righe. Parla di disoccupazione, di situazione economica critica e di corruzione da estirpare tutti insieme. Ma lo preoccupa la Democrazia. Perchè essa -che è fonte di libertà, diritti e doveri, e che è il primo pilastro della Costituzione- è messa in pericolo dal fondo marcio della nostra società, che va risanato, restaurato, fatto rinascere tutti insieme. Parla di Risorgimento il Presidente. Lui che sa (pochi ancora sanno) cosa fu il secondo Risorgimento -quello della Resistenza- ne auspica un terzo. Parla al suo Popolo cercando di riscaldarne i cuori inariditi e stanchi. Sollecita ancora un pò di fiducia ed entusiasmo. Non perdonismo nè giustizia sommaria per la politica, anzi rigore ed equità, ma anche dono, nuova partecipazione. Sa il Presidente che questo disastro, che ha dovuto gestire ultra vires, e che non può più reggere perchè le forze gli mancano, richiede l'impegno del suo Popolo, della gente d'Italia capace di eroismi e di miracoli, dei giovani. Sa il Presidente che siamo scivolati in un limbo pericoloso misto di ridicolo, ipocrisia, e disperante calo etico, cui nessuno può sottrarsi. E che la risalita, se ci sarà, richiederà decenni. E che questo percorso riguarda quel "rammendo delicato nel velluto della convivenza civile", un percorso dal basso di cui molti, me compreso, avvertono il bisogno urgente se si vuole evitare, prima o dopo, una rivolta civile sanguinosa, peggiore del terrorismo degli anni 70 e 80. L'unico rimedio è il Popolo che torna consapevole e sovrano. Che torna padrone del vapore. Con azione non violenta ma tenace, lontano da maestri arruffoni, incolti, senza virtù. Io ho provato tanta tenerezza per quel vecchio illuminato che non sa a chi cederà il timone, ma sa che il successore potrebbe non essere all'altezza di reggerlo o addidittura indegno di farlo. Perché siamo a questo punto. Il lascito spirituale di Napolitano è tutto al suo Popolo. Siamo dunque tutti Noi, ciascuno come sa e come può, ad avere il compito di compiere terzo Risorgimento italiano. Per contribuire a questo Occhiali Onesti ritorna in servizio dopo 30 anni!