giovedì 15 gennaio 2015

L'Europa una settimana dopo Parigi

Una settimana fa gli attacchi a Parigi. Terrorismo di casa. Fanatici francesi che sognano un Califfato.

Mentre scrivo ho gli occhi negli eventi: il giornale assaltato, la tipografia fumante, il supermercato ebraico, le teste di cuoio, i morti per terra. Poi la solidarietà della gente, che monta fino alla manifestazione parigina di domenica. Popolo e capi insieme. Di mezzo mondo. Uniti -come mai da tempo- in un'onda di commozione  di orgoglio, al canto frequente della Marsigliese. 

Non c'è ombra di sfiducia nelle Istituzioni, non c'è la nausea di chi non va più a votare. Semplicemente ci si guarda e ci si tiene per mano, in silenzio. Uguaglianza, fraternità e libertà sono scolpiti nei volti e nei gesti della gente. Che incarnano lì i Valori della democrazia e delle nostre Costituzioni radicate nella Rivoluzione di Francia. Si coglie per questo anche molta più Europa politica. 

Di fronte al disastro si percepisce finalmente tutta l'insufficienza della nostra Unione  doganale, monetaria e di mercato. La burocrazia, le procedure, i limiti finanziari, lo spread, la troika pesano improvvisamente meno. Fosse davvero -penso- la volta buona per andare più spediti verso l'idea federale che abbiamo sognato in tanti, insieme ai Padri fondatori d'Europa.

Poi i funerali intensi e tesi, le bare avvolte nel tricolore d'oltralpe, i picchetti impettiti, il Presidente che consegna alla terra le Legion d'Onore, la sepoltura islamica del poliziotto difersore della Patria, i suoi colleghi smarriti ma consapevoli del dovere. Grande terra quella Francia muta. Grande lezione per tutti. Grande cordoglio per quel Paese insanguinato. 

Martedì a Strasburgo il Parlamento Europeo, riunito per la chiusura dal semestre di Presidenza italiana, si stringe in un abbraccio  intorno alla Francia. C'è calore e amicizia. I molti scetticismi, con poche eccezioni anche nostrane, perdono mordente e terreno. Il nemico c'è, non è l'Islam ma il terrorismo criminale fanatico, che ha affascinato alcuni dei nostri. Va combattuto uniti e con fermezza: ma è possibile conciliare la difesa della nostra identità e della nostra cultura con l'integrazione di tutte le diversità. L'applauso, su questa linea tracciata da Renzi in nome di tutti, è forte e corale. 

Ieri è cominciata una riflessione più distaccata, insieme alle prime misure comuni per la sicurezza. Mi hanno colpito tre cose, che qui segnalo in sintesi anche per non fare il brodo lungo: 

1. la Stampa britannica, tradizionalmente pronta e vivacissima, non ha pubblicato le vignette di Charlie Hebdo e si è chiesta: c'era qualcosa di molto offensivo in quelle vignette? Erano oscene? Una linea molto prudente. Inconsueta.

2. Michel  Houellebeq, uno dei pìù importanti scrittori francesi contemporanei, sostiene che la libertà di espressione sarà d'ora in poi più difficile da esercitare. Ma aggiunge che Cattolicesimo e Islam stanno dimostrando di poter coabitare. E lo faranno. L'incompatibilità c'è invece tra Islam e Razionalismo illuminista che è la matrice delle libertà che sono scolpite nelle Costituzioni democratiche. Ma- aggiunge- noi in fondo non ne possiamo più di tutta questa libertà. C'è in noi  Europei "voglia di guida, di sottomissione".

3. Papa Francesco oggi  oggi da Manila si è espresso in modo piuttosto diretto: non si deve uccidere in nome di Dio, ma non si possono prendere in giro le religioni. Ognuno ha diritto di praticare la sua religione. Senza offendere. E conclude: se insulti la mamma di una persona, aspettati un pugno.

4. Putin ha dato indicazioni alla stampa russa: la pubblicazione di caricature di leader religiosi viene definita "inaccettabile" violazione delle leggi contro l'estremismo. Come i link a media che le giustifichino. Anche la Chiesa Ortodossa russa si è detta contraria alla pubblicazione delle vignette che ritraggono Maometto.

Occorrerà approfondire e riflettere. Ho l'impressione che su questi temi ci sarà un ventaglio di posizioni. Non siamo più tutti Charlie.

 


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