martedì 6 gennaio 2015

Francesco alla Curia.

Papa Francesco ha fatto un pò di catechismo ai suoi per Natale: ma serve anche a noi per rirtovare la strada.

Oggi, durante una passeggiata nella campagna invernale di Trento ancora priva di linfa, mi hanno sorpreso diverse macchie gialle in una proda scura, esposta a nord, dove è rimasta un pò della neve caduta la scorsa settimana. Erano primule. I primi segni del sole che risale il dorso del monte dopo il solstizio. Un indizio di primavera. Un anticipo del  risorgimento della natura.
Chissà perchè, il pensiero è corso a Occhiali Onesti che fa i primi passi e riceve i primi commenti. Che chiede alimento di contenuti. Che ha scelto l'etica dei comportamenti di tutti i giorni come suo primo terreno di confronto. Così, inaspettatamente, mi sono trovato -su quel sentiero- in compagnia di Francesco vescovo di Roma mentre fa un pò di catechismo alla Curia e alla Casa potificia prima del Natale. La mia mente è volata lì, nel palazzo vaticano. Non so come, nè perchè.
Anche lui  affronta la salita tra le sue mura, anche lui cerca spunti di primavera in un terreno in parte ghiacciato o coperto di foglie vecchie. Soprattuto parla di cose semplici con parole di casa, aspettando la primavera. E le sue parole sono lampi di luce in una proda scura. Sono primule capaci di sfidare il gelo. Mentre il gelo può ancora vincere. Anche lì.
Francesco indica quindici inciampi da superare, che certo sono utili alla conversione della  sua gente "vicina", ma che mi sembrano spunti importanti per tutti. Quindici vizi che, ramazzati, diventano le  chiavi per un risorgimento etico; per migliorare la convivenza civile; per fare quel "rammendo delicato di velluto" nel tessuto liso dei cuori senza il quale sprofondiamo nella barbarie. Mentre il passo di gambero ci è abituale da decenni. E all' improvviso arriva la prima bordata francescana. 
Non siamo immuni da difetti e siamo mortali: un tagliando è d'obbligo per tutti. Viene subito in mente certa sicumera di capi e capetti: politici, amministratori, dirigenti, sindacalisti, imprenditori, maggiorenti, vassalli, cortigiani, intellettuali, professori ecc. incapaci di guardarsi allo specchio e riconoscere i propri limiti: incapaci di autocritica. Bravissimi a gettare colpe sugli altri.  A vessare i piccoli e i miti.
Il potere finisce. Bisogna imparare a "servire". Questo è l'antidoto, ci dice Francesco. Ed io, inforcando gli Occhiali, aggiungo: siamo circondati da molti vanagloriosi  ciechi che si sentono eterni. Ma osservo che hanno questo vizio non solo persone in posizione di responsabilità. Può  succedere anche al vicino di casa o in famiglia o tra amici. Può succedere a tutti. Può succedere anche a noi! Impariamo dunque a guardarci di frequente allo specchio.
Mi fermo qui perchè il cammino è lungo e lo zaino dei 15 vizi  pesante. Annoto soltanto che, attraverso questo percorso, voglio arricchire in modo laico la piattaforma dei valori da condividere con voi. Una volta capito chi siamo e per cosa viviamo, sarà poi più facile affrontare la realtà, la politica,  l'economia, i problemi del mondo ecc.
Per chi avrà la pazienza di seguirmi, questo ragionamento aperto continuerà nei prossimi post. Con la certezza di avere anche vostri pensieri.

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