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sabato 10 gennaio 2015

Francesco alla Curia: una sorpresa.

Sono abbastanza sorpreso che il post precedente sia stato da alcuni ritenuto di parte.  
Cioè appiattito  acriticamente su posizioni filo clericali. Questo non è avvenuto in chiaro sul blog, con i commenti, ma attraverso altri "social". Io comprendo certe sensibilità laiche, e anche l'allergia verso le prediche dal pulpito -specie se e quando non sono accompagnate da condotte coerenti- ma condanno le posizioni laiciste, cioè visceralmente contrarie "a priori" a tutto il mondo religioso. Peraltro ritengo, da un lato, che il discorso di Papa Francesco alla curia romana sia stato un invito al  cambiamento radicale di atteggiamenti sbagliati, dall'altro che abbia richiamato valori e comportamenti molto utili a migliorare tutti, e quindi la società civile. Che è il tema che ci interessa di più. 
Ci sono molte persone appartenenti al clero che vogliono uscire dal guano mercantile e di potere in cui sono finiti. Tra questi per primo Francesco, a partire dalla scelta del suo nome. Certo la Chiesa (non solo quella Cattolica) è anche potere e patrimoni e intrallazzi. Non sarà una passeggiata. Per questo ho immaginato (nel post precedente) una salita gelida e un luogo in ombra. E, se avete fatto caso, ho osservato che l'inverno e il gelo possono vincere ancora. Infatti c'è chi ritiene che Francesco non ce la farà a riformare la sua Chiesa, perchè gli oppositori sono tanti e sono anche potenti. Peraltro Benedetto ha abdicato perchè, vedendo il problema in tutta la sua gravità, non si sentiva più addosso la forza per contrastarlo adeguatamente.
Occhiali Onesti su questo punto -che  ricorda da vicino la situazione  italiana (si veda per questo anche il post sul discorso di fine anno del Presidente Napolitano)- ha una posizione positiva e ottimista. 
Il discorso del Papa alla curia è un passo tra i tanti che abbiamo visto e vedremo. Un passo forte e chiaro. E serve a tutti per inquadrare valori, meditare un pò, e alzare lo sguardo oltre al limite del quotidiano. Questo va esattamente  nella direzione scelta da Occhiali Onesti, impegnato -in questa prima fase- a costruire una proposta e poi una solida base di valori condivisi. Solo partendo da lì si può impostare la resistenza all'ulteriore degrado del nostro Paese ed impostarne la rinascita. 
Non possiamo riformare la Costituzione, il Senato, la politica, la legge elettorale, il lavoro, la giustizia, l'amministrazione pubblica, l'economia senza ritrovare l'etica. E questa si ricostruisce solamente dal basso, con un rammendo lungo, paziente e delicato. 
Continueremo quindi a riflettere, senza fretta, sui 15 vizi scolpiti da Francesco nel marmo curiale.

martedì 6 gennaio 2015

Francesco alla Curia.

Papa Francesco ha fatto un pò di catechismo ai suoi per Natale: ma serve anche a noi per rirtovare la strada.

Oggi, durante una passeggiata nella campagna invernale di Trento ancora priva di linfa, mi hanno sorpreso diverse macchie gialle in una proda scura, esposta a nord, dove è rimasta un pò della neve caduta la scorsa settimana. Erano primule. I primi segni del sole che risale il dorso del monte dopo il solstizio. Un indizio di primavera. Un anticipo del  risorgimento della natura.
Chissà perchè, il pensiero è corso a Occhiali Onesti che fa i primi passi e riceve i primi commenti. Che chiede alimento di contenuti. Che ha scelto l'etica dei comportamenti di tutti i giorni come suo primo terreno di confronto. Così, inaspettatamente, mi sono trovato -su quel sentiero- in compagnia di Francesco vescovo di Roma mentre fa un pò di catechismo alla Curia e alla Casa potificia prima del Natale. La mia mente è volata lì, nel palazzo vaticano. Non so come, nè perchè.
Anche lui  affronta la salita tra le sue mura, anche lui cerca spunti di primavera in un terreno in parte ghiacciato o coperto di foglie vecchie. Soprattuto parla di cose semplici con parole di casa, aspettando la primavera. E le sue parole sono lampi di luce in una proda scura. Sono primule capaci di sfidare il gelo. Mentre il gelo può ancora vincere. Anche lì.
Francesco indica quindici inciampi da superare, che certo sono utili alla conversione della  sua gente "vicina", ma che mi sembrano spunti importanti per tutti. Quindici vizi che, ramazzati, diventano le  chiavi per un risorgimento etico; per migliorare la convivenza civile; per fare quel "rammendo delicato di velluto" nel tessuto liso dei cuori senza il quale sprofondiamo nella barbarie. Mentre il passo di gambero ci è abituale da decenni. E all' improvviso arriva la prima bordata francescana. 
Non siamo immuni da difetti e siamo mortali: un tagliando è d'obbligo per tutti. Viene subito in mente certa sicumera di capi e capetti: politici, amministratori, dirigenti, sindacalisti, imprenditori, maggiorenti, vassalli, cortigiani, intellettuali, professori ecc. incapaci di guardarsi allo specchio e riconoscere i propri limiti: incapaci di autocritica. Bravissimi a gettare colpe sugli altri.  A vessare i piccoli e i miti.
Il potere finisce. Bisogna imparare a "servire". Questo è l'antidoto, ci dice Francesco. Ed io, inforcando gli Occhiali, aggiungo: siamo circondati da molti vanagloriosi  ciechi che si sentono eterni. Ma osservo che hanno questo vizio non solo persone in posizione di responsabilità. Può  succedere anche al vicino di casa o in famiglia o tra amici. Può succedere a tutti. Può succedere anche a noi! Impariamo dunque a guardarci di frequente allo specchio.
Mi fermo qui perchè il cammino è lungo e lo zaino dei 15 vizi  pesante. Annoto soltanto che, attraverso questo percorso, voglio arricchire in modo laico la piattaforma dei valori da condividere con voi. Una volta capito chi siamo e per cosa viviamo, sarà poi più facile affrontare la realtà, la politica,  l'economia, i problemi del mondo ecc.
Per chi avrà la pazienza di seguirmi, questo ragionamento aperto continuerà nei prossimi post. Con la certezza di avere anche vostri pensieri.

sabato 3 gennaio 2015

Il mio sogno

Sognare è disegnare il futuro

Questa notte Occhiali Onesti ragionava nella mia testa, voleva uscire e scriversi. Cercava voi e di parlarvi. E allora ho sognato, un pò come  Alice, un pò come il piccolo Principe. 
Ho fatto un sogno dove gli idraulici vengono subito e fanno la fattura senza chiedere un sovrapprezzo, i costruttori sono responsabili dei vizi della loro opera, i medici e gli insegnanti non scioperano, i magistrati non fanno politica e i vigili non si buttano malati. Dove gli intellettuali non sputano sentenze interessate.
In quel magico luogo i vicini sono gentili e solidali, nessuno urla per farsi sentire; non ci sono spinte per aiutare figli e parenti a calpestare il merito degli altri; il Mose e l'Expo' sono opere pubbliche e non mangiatoie. Il si e il no sono semplici: basta una stretta di mano guardandosi negli occhi; non c'è ipocrisia o doppiezza, calcoli o cialtronerie. Si dice la verità e si aiuta il prossimo. Inoltre -udite udite- si rispettano le regole!
Il sogno è stato lungo e forti le tinte: così io posso continuare il mio dipinto di un mondo suggestivo dove si parla al plurale, e si capisce che insieme e in pace si può tutto. Dove gli arroganti, i furbi e i violenti vengono messi da parte con naturalezza; dove regna la tenacia delle persone miti. E dove queste vincono!
In quel luogo i nostri figli possono trovare persone di cui fidarsi, con cui lavorare bene e farsi una vita e costruirsi una famiglia e una casa, semmai piccola ma adatta a loro. Senza avere sul collo i debiti della mia generazione e per sempre.
Ho fatto un sogno dove la democrazia è vera e forte: dove tutti partecipano e si informano anche al fuori dei circuiti standard. Si parlano, dicono la loro liberamente e con convinzione e con forza. Dove tutti vigilano e sono inflessibili sui valori.
Un mondo dove ci si comporta secondo coscienza, e le coscienze sono pulite senza il ricorso a lavatrici di comodo. Dove tornano la semplicità e la luce dello spirito. Dove soffia il vento della fiducia. Dove c'è sempre un mare di opportunità da cogliere. E non ci sono differenze tra uomini e donne, ricchi e poveri, bianchi e neri, cristiani  mussulmani ed ebrei.
Sogno un luogo dove le ragazze non fanno le escort e gli uomini non le pagano, dove i preti non fanno porcherie per la carriera, il potere e i soldi, e soprattutto non insidiano i bimbi. Dove gli appalti si vincono con i bravi tecnici e le buone proposte, e non con gli avvocati, le bustarelle e le mafie.
Sogno i Comandamenti letti da Benigni, e la Costituzione letta dai Padri. Sogno lo spirito delle leggi e degli uomini, così come lo sentivo insieme ai miei compagni di corso nella mia Accademia, insieme al profumo nuovo del '68  sul colletto rigido e lo spadino. Così come l'ho incarnato, interpretato e declinato in vita per tanti anni, senza mai abbandonarlo.
Sogno per quelli che, sognando queste cose e per consentire a noi di continuare a farlo, non sono più tra noi. E sono tanti.
Occhiali Onesti vive di questi valori e di questi pensieri e, attravero queste lenti chiare, vuole aiutare chi voglia a costruire un mondo che somigli a questo sogno. Perchè sognare è disegnare il futuro.