domenica 15 marzo 2015

Mentre noi discutiamo sul gatto, l'Isis balla!

Lo stato islamico danza nel fuoco, dentro al groviglio delle ragioni di stato.

   

Il tema del terrorismo in queste settimane si aggroviglia con quello dell'economia (Grecia, rigore o tolleranza?; il cambio Euro/Dollaro va verso la parità; Il Quantitative Easing è realtà; Il prezzo del petrolio è ai minimi, circa un terzo rispetto al 2008). Quello della guerra guerreggiata (Ucraina). Della guerriglia muscolare (Siria, Iraq, Libia, Iran). Del coinvolgimento militare di diversi Paesi  mediorientali (Turchia, Egitto, Giordania ecc.). Del riposizionamento a est della Nato. Della latitanza politica e militare della UE. E chissà quante altre variabili che non so. Per queso parlo di "groviglio delle ragioni di stato". Una vera e propria foresta di rovi. Dentro la quale i nuovi barbari tagliatori di teste, distruttori di cultura antica e produttori di paura danzano pressochè indisturbati.

Il cerchio grande è ancora una volta connotato da uno scontro politico d'inaspettata durezza tra gli USA di Obama e la Russia di Putin. Sembriamo tornati alla guerra fredda: negli atteggiamenti, nei toni, nei giochi pericolosi. Nel mezzo c'è un'Europa (priva della Gran Bretagna) schierata formalmente con l'Occidente, ma piena di vincoli e interessi vitali a Oriente. Gli equilibri della seconda guerra mondiale (Conferenze di Potsdam e Yalta, Trattati di Parigi), già superati da tempo, sembrano vicini al loro tramonto. Ma i nuovi equilibri non ci sono ancora e la logica dei Potenti è immutata. Come se nulla fosse cambiato da allora.

Parigi e Copenaghen insanguinate sono molto lontane da questa cornice, e al contempo ci sono dentro. Ma solo per noi sono al centro del quadro. Negli equilibri tra le Potenze (che non hanno dimenticato quanto nelle relazioni internazionali la forza pesi) il terrorismo nelle strade e nelle case europee non è una priorità. E non lo è, perchè l'Europa non è una potenza. E' un luogo dove si parla ma non si fa. Peggio: si fa finta di fare. Pensando di poter mantenere i privilegi mentre si scarica su altri la responsabilità della propria sicurezza. Senza capire che il vento è cambiato. E ciascuno è chiamato a pagare la sua quota in termini d'impegno: senza pagare non conti nulla.

Questa è l'Europa del mercato, dei banchieri, della moneta (e delle multinazionali che fanno qui i loro comodi). Il Popolo Europeo -per fortuna- si sta    formando  nell'Erasmus delle Università, con le unioni personali nelle nuove famiglie , con la mobilità della cultura e del lavoro. Con i trasporti liberi e veloci, con le professioni senza frontiere. Ma non c'è una Politica unitaria, nè si vogliono Istituzioni federali. Parlamento forte, Governo federale, Giustizia comune, sono invece indispensabili all'Europa per esistere sul teatro del mondo. Forze Armate, Polizia e Fisco sovrannazionali sono la condizione per contrastare i pericoli. Per primo quello grave del terrorismo. 

Poi c'è la gente d'Europa che avverte la minaccia. Di terrorismo si parla in casa, al mercato, al lavoro, senza distinzioni d'età, di ceto, di genere. C'è un certo timore diffuso che qualche attentato possa essere fatto anche da noi; si viaggia meno in aereo; si cambiano programmi scegliendo luoghi meno esposti ( il post dello scorso 1 marzo dal titolo "il terrorismo visto da casa" è esplicito al riguardo). Qualcuno vuole "fare" qualcosa; menare le mani, persino andare a combatterre se e dove serve. Cosa per noi davvero molto nuova, inattesa. Specialmente in Italia e in Germania, responsabili riconosciute di una guerra ingiusta. Pacifisti per scelta e per colpa. C'è rabbia, specie tra i giovani maschi: si incrina un pò il pacifismo radicato delle generazioni del dopoguerra. Si comincia a vedere qualche interventista. Anche tra le persone di cultura, tra giornalisti di sicura fede democratica  e nel Governo.

Aumenta la diffidenza per l'Islamico, anche se non è integralista o fiancheggiatore, anche se è stabilito da tempo, anche se è Cittadino. Si indebolisce un pò la tradizionale cultura dell'accoglienza e della solidarietà delle nostre genti. Si rafforza l'idea e la richiesta di difesa. Si inneggia a Putin quando afferma: "in Russia non ci sono e non si costruiscono moschee". Ed è facile, in questo brodo, che qualche agitatore peschi nel torbido o voglia lucrare vantaggi politici senza troppa spesa. La crescita di interi partiti è fondata anche su questo. In tutta Europa. Ma questo è pericoloso. E' un cortocicuito. Impedisce i sogni. Impedisce di crescere insieme al diverso. Azzera la cultura di alcuni secoli!
  
Ma chi ha visto la Guerra e il terrorismo degli anni '70/'80 sa che si combatte e si vince uniti, senza paura, con la Politica, nella legalità, nel rispetto delle libertà democratiche. Che rispondere alla violenza con altra violenza non paga. Si crea altra violenza. Ed essendo il fenomeno europeo, senza frontiere, il terrorismo va contrastato ad armi pari. Cioè uniti, come unico Popolo europeo, con unica Legalità e Politica( con la P maiuscola, cioè sopra gli interessi di parte). Occorre una Piazza europea che risuoni e risponda come la Bastiglia quella domenica 11 gennaio! Altrimenti saremo condannati a rivedere la moviola dello spettacolo triste di questi due mesi. Sempre più distanti e muti dopo il fuoco di paglia di Parigi. Dipendenti dalle decisioni altrui. Ci serve un ombrello di tutela esterna che ci metta al riparo dalle incursioni interne, e un meccanismo che ci tenga sempre al centro del quadro: si possono costruire solo insieme e dal basso. Per iniziativa e passione popolare.

Le decisioni finora le hanno prese quelli del cerchio grande: gli USA (in simbiosi con la GB) e la Russia. Tre dei quattro  grandi vincitori della Guerra (esclusa la Francia, forse ora troppo filotedesca, cioè europea). Secondo i loro interessi e i loro tempi. Con le loro priorità. Un mese fa pareva imminente un intervento di terra in Libia. Annunciato da due ministri italiani. Esteri e Difesa: i più importanti. Pronti ad inviare un contingente di 5000 uomini. Pronta l'Italia a comandare il contingente internazionale. Francia ed Egitto sono con noi. Iniziano a rullare alcuni tamburi mediatici. Ma il 17 febbraio giunge un contrordine da Washington: rimettiamo la questione all'ONU. E anche: facciamo in modo che sia l'Islam "moderato" (maiuscolo) a togliere dal fuoco le castagne dello stato islamico (minuscolo). E'  un accordo del cerchio grande, che tiene conto del teatro Ucraina, Iran, Siria, Iraq, libano, Grecia, Repubbliche Baltiche e chissà di cos'altro.

L'Europa si accontenta di qualche educata visita diplomatica a Mosca e a Kiev: Merkel e Hollande insieme (gli altri Europei non contano). Renzi da solo (forse per vendicare Mogherini: inutile "Alta Autorità" imbavagliata e legata al palo. Così impari a levare l'incarico a Sua Maestà). L'ONU per un mese pesta l'acqua nel mortaio, bloccata come sempre da possibili veti incrociati. Più si legge e si studia e meno si capisce cosa abbia fatto in questo tempo politicamente lunghissimo e men che meno che programmi abbia per il futuro, mentre a Tripoli e Tobruk  ci si scanna, il mediterraneo è pieno di barche dirette in Italia, l'Isis rischia di trasformarsi in potenza territoriale alle porte di casa. Mentre i giornali definiscono la Libia "una pentola esplosiva", si denuncia la confusione e il ritardo, si fa un gran chiacchiericcio da lavandaie. Mentre Renzi va in Egitto (unico belligerante esterno in Libia) a dire che è necessario subito agire! Una vergonga: apettando le decisioni di chi conta davvero!

Nel post "terrorismo e geopolitica:chi decide?" scritto tre settimane fa, avevo intravisto  queste cose: 
.gli USA hanno avuto un ruolo dominante (pressochè unico) in Ucraina e in Iraq, ma anche in Libia e in Grecia ;
.La politica internazionale la fanno le Potenze armate; che, privilegiando i loro interessi, sono anche l'unico deterrente alla violenza dei nuovi barbari;
.L'Europa non c'è. Conta molto poco nel contesto internazionale e illude i suoi Popoli su questo punto;
.Noi Popolo Sovrano d'Europa dobbiamo decidere se ascoltare il nulla dei nostri governanti (ed essere quindi ancora servi di Potenze terze) o alzare la testa, pagare i nostri conti, pensare da soli alla nostra sicurezza, e mettere finalmente i nostri interessi al centro del quadro. Esigere di diventare una forza pacifica. Ma anche una forza rispettata e ascoltata. Capace di presidiare i valori, le idee e lo stile di vita che tutti ci invidiano.

Poichè nessuno, in un ambiente dove conta la forza, regala nulla a nessuno (o, se lo fa, è per il proprio tornaconto) l'Europa a mio parere non ha alternative. Deve trovare il coraggio e il modo di unirsi molto di più in tempi compatibili con l'evoluzione del contesto internazionale. Che è molto rapida. 
Va rivitalizzato il sogno dei Padri fondatori e rimesso in piedi il cantiere dell'Unione federale. USE (United States of Europe). La lingua inglese va benissimo, anche se ho difficoltà, ora, a pensare che la Gran Bretagna sarà della partita. Ma almeno sarà costretta alla chiarezza. Potrà diventare il 51° Stato degli USA o la guida dell'USE in quel cerchio più grande che ricorda e forse conosce meglio di tutti.

  

3 commenti:

  1. Finalmente un nuovo post, acuto e chiarificante. Grazie Massimo ci eri mancato.

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  2. Grazie per queste Tue parole, Anonimo, che dichiarano attesa emotiva per me insieme all'apprezzamento per i contenuti. Mi accorgo anch'io, rileggendo questa mattina, che dentro c'è verità e forza. La verità appartiene al sogno che ha dato origine molti anni fa a Occhiali Onesti. La forza cresce scrivendo ed avvertendo la risposta calda dei miei lettori.

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