martedì 27 febbraio 2024

Eccomi di nuovo.



Dopo qualche difficoltà tecnica a rimettere in moto la macchina del mio blog, dopo averlo trascurato per un tempo lungo, oggi finalmente sono riuscito a rivitalizzarlo e sono pronto a riprendere un dialogo con i miei lettori che è stato, in alcuni periodi, molto vivo e partecipato.

Conto già nei prossimi giorni di darvi qualche spunto di riflessione indipendente, chiaro e appunto "onesto" come recita la testata e cerco di garantire come sempre.

Per la storia di quel nome, i suoi fasti cartacei lontani, il suo recupero 13 anni orsono, i valori che mi porto dietro e quant'altro, vi rimando a quanto fin qui pubblicato.


giovedì 30 agosto 2018

Niente paura: tutto è abbastanza normale



Vedo in giro smarrimento e inquietudine sul mondo che cambia troppo velocemente per i nostri ritmi. Cambia la politica, l'economia, la tecnologia, la società civile, i costumi. Cambiano le relazioni tra gli Stati nel contesto globale; e anche qui vengono a mancare molte sicurezze, consolidate dalla fine della guerra mondiale. 

Da oltre dieci anni -a partire dalla grande crisi del 2007 (i due mandati di Obama e questo di Trump)- siamo all'interno di una curva a gomito nelle relazioni internazionali e nelle relazioni in genere.

Abbiamo meno solidarietà atlantica e meno Europa. Si fa forte il peso di Cina e Russia. Si consolidano di nuovo i nazionalismi, che in molti oggi chiamano sovranismi e populismi forse per non evocare fantasmi. Aumentano intorno a noi e dentro di noi la violenza e l'insofferenza. Anche perche', stando dentro la curva stretta del cambiamento e percorrendola a velocità elevata, il panorama scorre troppo in fretta per fissare immagini nitide.

Vorrei rassicurare chi legge: non è tutto sotto controllo, ma è tutto abbastanza normale. Abbiamo avuto in Europa una lunga stagione di quiete e speranza dopo una grande tempesta e molti hanno pensato che potesse durare per sempre. Ma la storia ha ricominciato a correre, e turba le nostre abitudini e gli equilibri interiori.

Senza scomodare eventi lontani, come la caduta dell'Impero Romano, possiamo pensare alle rivoluzioni della fine del '700 (americana e francese); ai sommovimenti dell' '800, che hanno cambiato i connotati all'Europa; al '900 "breve", che ha sopportato due guerre mondiali, la rivoluzione russa e la caduta del muro di Berlino. Più in generale, tutta la Storia umana e' un susseguirsi di colpi di mano, interessi contrapposti, prove di forza. In sintesi manifestazioni di egoismi.

Guardato da lontano, e con l'aiuto di occhiali onesti, tutto questo è abbastanza normale. Solo che, in questi 70 anni tranquilli, siamo diventati più ignoranti e più miopi. Assuefatti alla stabilità e da essa dipendenti. E nel dopoguerra sono nate tre generazioni, a partire dalla mia, che -certo cresciute in conoscenze economiche e tecnologiche- si stupiscono di cose che i nostri nonni avevano ben chiare nel loro bagaglio mentale. E davano loro molta forza.

Per esempio: c'è una necessaria simmetria tra diritti e doveri: abbiamo esteso solo i primi; la ricchezza si crea tirandosi su le maniche e lavorando sodo: molti pensano di trascorrerla divertendosi ; le certezze stanno dentro di noi e così il coraggio: non fuori; occorre investire in una famiglia stabile, in buone relazioni di vicinato, esercitare la solidarietà, rispettare chi ha esperienza. Bisogna fare e non delegare, e fare senza ritardo. Non possiamo aspettarci da terzi quello che non facciamo noi, ecc. Potrei andare molto avanti su questa strada, ma mi fermo per sintesi e per evitare pedanterie. Mi basta rendere l'idea.

Quindi non dobbiamo avere paura del cambiamento in atto, ma possiamo irrobustisci e darci coraggio l'un l'altro. Il mondo non si fermerà per ascoltare i nostri lamenti, ma noi abbiamo modo di aspettarlo a piè fermo, con la nostra forza d'animo. Con più addestramento all'inaspettato e alle difficoltà.

E' una piccola cosa questa, come vi avevo preannunciato. Una "scheggia" di pensieri brevi. Ma, forse, puo' contribuire a farci capire la direzione  verso la quale guardare per investire le nostre energie. E non avere paura.

Leggete e moltiplicatevi.

Massimo Occello









mercoledì 29 agosto 2018

Prova motori in vista della ripresa

Cari Amici e Lettori,

in queste giornate estive calde e pigre stò meditando di riprendere questo mio Blog, che ho abbandonato nel 2015, quando ho assunto la direzione di Sentire, settimanale on line con sede in Rovereto (TN), che ho retto per due anni,  fino al luglio 2017. 
Ora è passato oltre un anno e avverto forte il desiderio di comunicare i miei pensieri in modo un po' più strutturato di quanto possa avvenire su Twitter o Facebook.

Vediamo cosa ne uscirà. Questo è un primo  avviso, che suona un po' come una minaccia. Ma seguiranno altre piccole cose!

Arrivederci ed a rileggerci presto!

Massimo Occello

Copyright

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giovedì 14 maggio 2015

In attesa che la voce torni

Per capire, occorre rovistare nella polvere delle macerie.



Occhiali Onesti non è andato in pensione. Sono in attesa di riprendere la voce. Non è stato un raffreddore, ma piuttosto il pudore di non aumentare l'avvilimento con i miei pensieri. Che sono abbastanza scuri: con questi uomini e con questi comportamenti non siamo messi bene.

E questo dissesto è evidente sui diversi piani che in questi mesi abbiamo toccato, sia quando abbiamo guardato lontano sia quando lo abbiamo fatto da vicino. Abbiamo constatato che la Politica internazionale e anche il suo Diritto si basano ancora sulla forza, più o meno come ai tempi dell'Impero Romano. E che in casa nostra comandano altri (pochi Potenti) anche sui temi fondanti della sovranità. Io mi ero illuso che proprio così non fosse.

Abbiamo visto l'ONU, sollecitato con forza dal Papa (insieme a Putin e al martoriato Libano) a rivedere profondamente le regole del suo comportamento e delle sue decisioni nelle emergenze, (terrorismo, genocidi, stragi ) adottare una tecnica dilatoria: meglio rimandare a settembre anche il piano d'intervento. Chi pensa diverso non si faccia illusioni. La fretta è cattiva consigliera anche quando (altrove) si muore.

Abbiamo constatato l'incapacità dell'Europa di darsi una politica comune nei confronti del terrorismo e, da ultimo, sull'immigrazione e sui morti in mare. Qualche apertura per carità di Patria -o solo per salvare la faccia- si è avuta in questi giorni sui rifugiati, cioè sui richiedenti asilo politico, che sono una parte piccola del fenomeno migratorio. Con la dissociazione di Gran Bretagna e di diversi Paesi di recente ingresso. Vergogna.

Abbiamo visto molta miopia sulla Grecia (rischiando di destabilizzarci tutti) e sulla Libia, consegnando ogni responsabilità all'ONU (sic!). E constatato la rinuncia a progredire verso una Unione più forte, anche se questo comporterà gravi danni a tutti nel medio periodo. Siamo capaci solo di tattiche e di virtuosismi con i media. Stolti e corti.

Abbiamo fatto qualche considerazione sulla Democrazia in pericolo se non riusciamo a partecipare e ad impegnarci. Le Libertà compresse, i Diritti lesi, i Doveri dimenticati. Tutti che guardano a domani. Incapaci persino di pensare a un mese o a un anno. Figuriamoci alla vita dei figli e dei nipoti. 

Io penso all'Unità d'Italia, agli eroismi e ai sacrifici del Risorgimento e della prima Guerra mondiale. Il 25 aprile ho pensato alla Resistenza tradita ma anche ai Militari regolari dimenticati e alle polemiche pretestuose a distanza di 70 anni (stranamente rinvigorite quest'anno, quasi a voler placare certe "ansie" identitarie alla sinistra del PD). Penso spesso alle vittime del terrorismo degli anni '70-'80, sui cui corpi si è ricostruita una coesione difficile e preziosa. Irriconoscenza volgare e ignorante. Oggi vedo lo spettacolo miserabile e incosciente del PD spaccato, che replica la vergogna dei 101 che trombarono Prodi (che non mi è particolarmente simpatico). Ma il modo ancora mi offende.

Vedo una sinistra arrabbiata che non sa scegliere di governare e rinunciare ai movimenti. Vogliono essere forza di lotta e di governo. Come 40 anni fa. Ci sono di nuovo ammiccamenti verso forze antagoniste e violente. Ci sono forme di rifondazione del comunismo, e non mi stupirei di rivedere le rimesse di Mosca a Landini e compagni. Così come aiuti d'altra marca alla Lega xenofoba.

Vedo un fascio di gente becera a destra, incapace di esprimere un'opposizione seria. Senza disegno o sogno strategico. Fanno a chi urla più forte senza sapere cosa dicono.  Non avrei mai immaginato di rimpiangere Fini.

Abbiamo trattato la legge elettorale come fosse lo strumento del nostro prossimo successo o della nostra prossima sconfitta. Un approccio incolto, grezzo e solo strumentale  alla poltrona. Argomentazioni puerili e citazioni storiche a sproposito. Tutti i mezzi, anche i più spregevoli e falsi, sono stati giustificati pur  di arrivare all'obbiettivo. Anche se questo non aveva alcun pregio per il bene comune. Poi siamo riusciti a portare a casa una "cosa" certa. Con fatica esagerata.

E subito il mare delle polemiche si placa come se nulla fosse, e si sposta come per incanto sulla scuola, che è la prossima trincea di resistenza al cambiamento. Un miracolo di cialtroneria. Dove Camusso ritiene di poter ancora dimostrare, almeno lì, di essere l'azionista di maggioranza del PD. Come trent'anni fa. Una battaglia perduta in partenza. Perchè il tempo è passato non solo per me.

Per capire occorre davvero rovistare nei cassonetti e ricomporre mosaici di macerie. Col naso turato per l'odore della spazzatura. Questa è l'altra ragione ragione per cui scrivo poco o non scrivo. La prima, come ho detto, è non aumentare l'avvilimento.

giovedì 16 aprile 2015

Attimi deboli

Un punto di verifica per continuare questo percorso insieme



In queste tre settimane non ho scritto nulla: un pò perchè mi sono preso una vacanza; un pò perchè stanno succedendo troppe cose insieme, e trovo difficile fare sintesi; un pò perchè sono stupito dalla pochezza della politica (non solo nazionale) e dalla povertà della risposta della società civile a questa  insufficienza evidente. Un pò perchè non so.

Voi però sapete con quanto entusiasmo  e tenacia ho proposto e difeso il mio sogno. La visione di un risorgimento etico possibile: un riscatto che può nascere solo insieme e dal basso. Un respiro largo, che non si limita al campanile o all'Italia, ma coinvolge la fraternità d'Europa. Fino alla proposta, spesso ripetuta, di una Federazione tra gli Stati d'Europa. Perchè altrimenti siamo tutti destinati a non contare nulla nel mondo e di conseguenza a perdere pian piano la nostra straordinaria cultura e la nostra identità.

Io continuo a credere molto in ciò che vi ho detto. Sia quando ho declinato valori, imbarcando qualche critica; sia quando ho seguito e commentato l'elezione del Presidente della Repubblica, un fiore inaspettatamente nato dal fango; sia quando ho parlato del catechismo laico di Papa Francesco (figura che giganteggia in un panorama di nani); sia quando mi sono occupato di terrorismo da Parigi a Tunisi, passando per Copenaghen. E poi la Libia, la Siria, l'Ucraina, l'Iraq e altro: ho trovato -come sapete- molti interessi di bottega, poche idee, stitichezza di cuore. Molta ipocrisia. Molta approssimazione. Una geopolitica grezza, muscolare, sostanzialmente non diversa da quella di 2000 anni fa.

Rileggendo quei 31 post, io so che ho scritto cose comprensibili e vere. Che hanno aiutato me a razionalizzare nodi intricati e che forse sono state utili anche a voi per capire meglio in che razza di groviglio siamo invischiati. E quanto sia diversa la percezione mediatica dalla realtà. Abbiamo la possibilità di rinascere, di risollevarci da questo buio basso: ma occorre coraggio, schiena dritta e fare squadra.

Ho avuto moltissimi contatti "muti" (ad oggi sono più di 30.000), qualche decina di commenti, diverse riprese e qualche apprezzamento specialmente su Twitter e su Facebook.  Ringrazio ancora per questo. Non avrei immaginato tanto e quindi sono contento e grato. Ma...

Ora ho bisogno io di carica. Della vostra vicinanza, della vostra passione, dei vostri pensieri.  Ho intenzione di continuare e onorare l'impegno che ho preso con me stesso e con voi. Ma avverto un pò di stanchezza. Per questo ho deciso di condividere anche questi attimi deboli.