domenica 1 marzo 2015

Il terrorismo visto da casa


Dopo la geopolitica, un quadro domestico allargato al cortile e alla piazza del mercato.


Il sabato, nel paese dove vivo, è giorno di mercato. Il banco delle verdure, ricco e colorato, è gestito da un giovane veneto di buone maniere, sempre sorridente. Con lui lavorano la moglie e due ragazze dell'est europeo. Anche loro educate e gentili. Lui parla con una signora anziana, con gli occhi vispi e un'aria pacifica. Una nonna. Parlano fitto delle uccisioni barbare di ostaggi in Medio Oriente, delle persecuzioni ai Cristiani, della Libia in fiamme, delle bandiere nere dell'Isis che sventolano vicine. Lei ha paura, si sente di vivere con dei nemici in casa. Lui dice che bisogna andare a spegnere i focolai di barbarie nei Paesi dove i Barbari sono più forti: Siria, Iraq, Libia. "Prima o poi dovremo andare lì", conclude. 
Lei accarezza con lo sguardo quel bel ragazzo alto, forte, educato. Sa che ha due figli piccoli. E a bruciapelo, cambiando tono, gli chiede: "ma tu davvero andresti lì a combattere?". Nella domanda c'è la consapevolezza di chi ha visto la guerra. Ora non ha più paura. Racconta di sè. Cerca un'alternativa al conflitto violento. Vuole ancora vivere e proteggere la vita. Da donna.
Lui avverte che il clima è cambiato, mentre le serve i peperoni rossi, e si confonde pensando forse ai suoi bimbi. "Bisogna ben difendere il nostro mondo", dice abbassando gli occhi, "ma abbiamo anche dei soldati volontari che sono pronti! Io penso al lavoro."

Il sabato sera un gruppo di giovani laureati e laureandi si incontra a cena.  Appartengono a facoltà scientifiche. Parlano  il loro dialetto tecnico, che connota l'identità comune ed esalta l'appartenenza alla stessa cerchia. Si scherza insieme davanti ad un tagliere di salumi e formaggi, mentre si parla dei sogni, del futuro, del lavoro. Si progettano nuove esperienze all'estero, si ripercorrono i mesi belli dell'Erasmus, si valutano le opportunità offerte delle aziende multinazionali che selezionano personale.  Una di loro, che ha sempre pensato a Berlino per il proprio futuro professionale, ora ha paura di andare a vivere in una grande metropoli. Che potrebbe essere un obiettivo del terrorismo islamico. Come è successo a Parigi. Il suo ragazzo, forse per solidarietà,  dichiara di preferire il treno all'aereo. Negli aeroporti non si sa mai... Un' altra ragazza, ingegnere meccanico, sta partendo per l'Inghilterra a trovare suo fratello, brillante ricercatore a Birmingham. Lo farà con riluttanza, perchè anche lei coltiva un timore nell'anima, ed è sensibile ai discorsi in tavola. Ma non lo dice: si stringe più forte al suo giovane compagno. Poi prevale la gioventù, l'entusiasmo, il gusto per il futuro. Insieme alla gratitudine di vivere in un mondo libero, democratico, in pace da tempo. Da tutto il loro tempo. "Speriamo che duri!", è un primo pensiero, ma quello che vince è: "noi siamo Cittadini d'Europa e la vogliamo unita e forte"

La domenica mattina una famiglia s'incontra a colazione. 
Il figlio grande vive lontano, e fa il poliziotto sulle volanti di una media città. Avverte più degli altri il clima inquieto, i problemi dell'immigrazione e dell'integrazione, la diffidenza che aumenta, la gente che s'interroga. Qualcuno ha timore, qualcuno soffia sul fuoco per cavalcarlo e prendere voti. Ma è forte della sua organizzazione e della sua professione. Ne ha viste tante e ne vedrà altrettante. Vuole solo strumenti per lavorare bene e un pò di fermezza in più nelle Istituzioni..
Il figlio medio è indignato per l'assalto delle bandiere nere al museo di Mosul. Tesori millenari spaccati a mazzate per cancellare il passato e la civiltà. "Barbari" ripete. E per la prima volta il suo radicato pacifismo s'incrina un poco. Poi pensa ad un suo compagno di università. Algerino e musulmano osservante. Non è un integralista nè fiancheggiatore, ma cerca proseliti e giudica male alcuni aspetti della nostra vita. Sostiene i valori della famiglia tradizionale islamica, e quindi contrasta la parità tra i sessi, disapprova vivacemente chi beve un bicchiere di vino, condanna in radice il consumismo. Si sente appartenente alla grande Nazione Islamica e odia Israele per la Palestina.  Lui possiede la verità, e non accetta confronto o dialogo. "Un uomo ottuso", ripete il ragazzo, "che sarà classe dirigente italiana, ma  con una mentalità  medioevale". Lui non vuole integrarsi: vuole cambiare noi! E per la prima volta anche il suo radicato senso di accoglienza e di solidarietà si incrina un poco.
La mamma si arrabbia: ha vissuto a Milano negli anni di piombo. La violenza era nell'aria, sparavano a giornalisti, poliziotti e magistrati. Ogni tanto scoppiava una bomba. Sopra tutte il ricordo di quella di piazza Fontana. Alcuni avevano paura persino ad andare in metropolitana. Ma si lavorava e non si aveva il tempo per tremare. Correndo é difficile farlo. A un certo punto è arrivata la consapevolezza che non se ne poteva più. Che tutto questo doveva finire. E così è stato unendo le forze. Con tenacia. Nella legalità.  E poi anche questo è passato, come tutto passa. Basta non mollare mai! Non si risponde alla violenza con altra violenza. Non si incrinano le proprie convinzioni per dei professionisti della paura. Bisogna tenersi forte e resistere. 
Il figlio più giovane, ventenne, di solito ardito polemista, sempre presente con posizioni nette e originali, è arrivato tardi nella discussione. Prova a entrarci, ma il campo è caldo, e ne è respinto. Così medita tutte queste cose nel suo cuore. Pensa anche lui che il fratello abbia ragione ad indignarsi per i barbari, anche lui non ha più certezze così forti su pacifismo e accoglienza. Pensa che nessuno ha diritto di distruggere una cultura, un patrimonio dell'Umanità, perchè lo dice un libro o la sua farneticante interpretazione. Tantomeno ne ha diritto per ricattare con la paura o farsi una terribile pubblicità. Ma dentro di lui lavora la voce della mamma. La violenza non paga, vince la fedeltà a sè stessi e la tenacia e la fermezza. Insieme agli altri.
Questo post va letto insieme a quello del 21 febbraio scorso, dal titolo "Terrorismo e geopolitica: chi decide?", dove si fa un'esame "macro" del contesto geopolitico attuale.  Il Post che leggete non ha per ora conclusioni, considerazioni o commenti. E' frutto di uno strano mix di realtà e fantasia, ma rende bene il microclima che cambia intorno a noi in conseguenza di quel contesto  e l'arietta che tira dalle nostre parti. Anche sotto l'influenza dei media che strombazzano cose contraddittorie, ma "diverse" dal solito. Più interventiste che mai nel dopoguerra. Una storia piccola, vista dal basso. O "dal buco della serratura", come si diceva dello stile di Svetonio. 
Il Post rimane sospeso a mezz'aria. Manca la posizione del papa', che nella mia fiction sono io che scrivo in questa domenica pomeriggio, circondato non dalla famiglia immaginaria di prima, ma da quella vera, che qui intorno studia, lavora al computer, ascolta musica, cucina, pulisce il giardino, telefona. Tutto il ragionamento su queste cose lo lascio al prossimo post. Come fosse un romanzo d'appendice. A presto!

giovedì 26 febbraio 2015

I nostri primi due mesi insieme


Occhiali Onesti ha concluso il secondo mese di attività. Registriamo segnali e numeri positivi.


18.027 visualizzazioni nei due mesi (dal 24 dicembre al 23 febbraio); in media 295 al giorno; 25 post pubblicati, 2 in redazione, 41 i commenti ricevuti; 67 mi piace (+1); 1 follower.

Il post più visualizzato è "Identikit di un Presidente", con 1.689 visualizzazioni, pubblicato il 20 gennaio.
Il secondo classificato è "Presidente arbitro o centravanti?", con 1.308 contatti, pubblicato il 5 febbraio.
Il terzo è "Terrorismo e geopolitica: chi decide?", con 1.147 contatti, pubblicato il 21 febbraio (in rapida crescita).
Quarto è "L'Europa una settimana dopo Parigi", con 1.048
contatti, pubblicato il 15 gennaio.

Nell' ultimo mese (24 gennaio/ 23 febbraio) i post più gettonati sono stati:
"Presidente arbitro o centravanti?", con  1.308 contatti
"Terrorismo e geopolitica, chi decide?",  1.147 contatti
" Identikit di un Presidente",                   1.038  contatti
" Ancora due parole sul terrorismo",          899  contatti

In futuro passeremo, per praticità, a un resoconto mensile o trimestrale.  Nel mese di Dicembre abbiamo avuto 502 contatti; a gennaio 6.780 e a febbraio, (ad oggi, mentre mancano 4 giorni), 10.746: una crescita significativa.

Continua -ed anzi aumenta- la mia sorpresa che i lettori siano prevalentemente negli USA (11.258); più di tre volte che in Italia (3.528). Il divario tra USA e Italia è aumentato (da due a tre volte). Non so francamente spiegarmelo, anche se mi lusinga. Seguono Francia (196), Svezia (149), Bulgaria (78), Slovacchia (50), Germania (28) e una decina di altri paesi prevalentemente europei. Il Canada conta 16 contatti.

L'attività rispetto al mese precedente (24 dic./23 gen) è quasi triplicata.  A me paiono risultati eccezionali (ammetto che ci ho lavorato abbastanza) e ne sono contentissimo.

Non immaginavo tanti interlocutori in tutto il mondo che leggono cose che io scrivo in lingua italiana. Forse hanno interessato i 5 post che ho dedicato al terrorismo, ma moltissimi si sono affezionati al Presidente della Repubblica, cui ho dedicato 7 post, e davvero tanti hanno apprezzato i Valori, l'Etica e il Risorgimento ideale che Occiali Onesti propone. Questo Mix funziona, non ha latitudine nè frontiere, e mi incoraggia a continuare.

Grazie davvero a tutti!



sabato 21 febbraio 2015

Terrorismo e geopolitica: chi decide?

 

Noi immaginiamo di vivere in un mondo diverso da quello  reale. Proviamo a mettere a fuoco.


Parto da Occhiali Onesti. Altrimenti ci si perde nel labirinto dell' eccesso di informazione globale. Che, per questo, è disinformazione. Cerco quindi di rimanere fedele al compito di  capire insieme a voi. 

Ci siamo occupati di Parigi insanguinata, dell'Europa solidale con Charlie dopo una settimana e divergente dopo un mese. Due volte abbiamo affrontato il tema del terrorismo (minuscolo per scelta) cercando la Politica (maiuscola per fede). Abbiamo trovato il primo, che in Europa ha fatto il bis a Copenaghen, con il medesimo rituale barbaro di Parigi. Contro la libertà, i nostri valori, gli Ebrei.
Ma non la seconda: la Politica. Grande assente che sola può contrastare davvero il fenomeno: parlando alla gente, spiegando perchè insieme non si ha paura, invitando i Popoli a tenersi per mano. Come quella domenica alla Bastiglia. Intraprendendo azioni concrete di contrasto condiviso, di resistenza tenace e di polizia internazionale.

Nel mezzo, tante parole e anche tanti loquaci silenzi. Il risultato mi pare il disorientamento dei più. E, in assenza di veri indirizzi, la reazione popolare di sempre: speriamo non tocchi a noi. Reazione pericolosa, perchè coabita con la paura e la precede.  Perchè è scollamento, è disinteresse, è non voto, è nausea.
Mentre il tema del terrorismo si aggroviglia con quelli dell'economia muscolare (Grecia), della guerra guerreggiata (Ucraina), della guerriglia dell'Isis e contro l'Isis (Siria, Iraq, Libia), con il coinvolgimento militare di Turchia, Egitto , Giordania ecc.

Ma lì in mezzo ci sono anche voci e fatti che è il caso di annotare. Per ricordarli poi. Per filtrare un pò l'acqua torbida in cui siamo immersi,per capire di più:

"Gli Europei sembrano ormai incapaci di pensare seriamente alla loro sicurezza", scrive nel suo editoriale il Corriere della Sera del 15 febbraio, e il giorno dopo spiega, a firma Galli della Loggia: "perchè sono ormai incapaci di pensare concettualmente la guerra". Gli Europei l'hanno cancellata dal loro orizzonte culturale. E' semplicemente una "inutile strage". Una definizione antistorica, che in realtà copre la paura che possa risorgere il demone che affolla il loro passato (aggressivo e antidemocratico)  
E conclude: gli "Europei della UE" (significativo ma inusuale raggruppamento, ndr) hanno lasciato la guerra agli Americani; li usano, salvo poi giudicarli guerrafondai. In realtà la consapevolezza della democrazia è rimasta solo  a Britannici e Americani, che pragmaticamente non escludono la guerra. Essa è necessaria per evitare che i loro princìpi e i valori alla base della loro convivenza civile vengano calpestati. Costretti alla resa, cioè a cambiare radicalmente. In sintesi estrema: In certi casi, senza la guerra c'è solo la resa alla violenza altrui.

E' una posizione lecita, e persino ovvia. In linea con la nostra Costituzione, che ripudia la guerra come mezzo di soluzione dei conflitti internazionali, ma non esclude la legittima difesa. Cioè di pensare seriamente alla propria sicurezza. Ma è una posizione inedita per un'Italia pacifista ad oltranza. Per tradizione, cultura, ideologia e interesse. Dalla fine della Guerra mondiale. Come la Germania. Ambedue sconfitte con ludibrio.
 
Questo accade mentre i Ministri degli Esteri  Gentiloni e della Difesa Pinotti si dichiarano favorevoli ad un intervento "di terra" (alto rischio di morti) in Libia, con un contingente di  5000 uomini (e donne) e mentre l'Italia si candida a guidare la missione. La Francia è sulla stessa linea. Mentre è in atto un braccio di ferro tra Grecia e UE (leggi Germania) sulle richieste forti di Tsipras (via la Troika, il debito va rinegoziato ecc). Mentre Putin gioca al gatto con il topo in Ucraina, e gli altri (leggi UE) stanno a guardare o quasi. 
Mentre la NATO (leggi USA) schiera nuove basi in tutto l'Est europeo, a ridosso della Russia, e questa spesso sconfina con caccia e bombardieri pesanti nello spazio aereo dell'Ovest, ordina esercitazioni di truppe, fa dichiarazioni che ricordano Stalin nel 1945, quando voleva mangiarsi la Polonia ed altro. Mentre Obama fa filtrare un richiamo ulteriore della la Guardia Nazionale (e commentatori italiani chiosano -sbagliando- che si tratta delle persone più bellicose, guerrafondaie e fasciste  d'America).

Poi (17 febbraio) la frenata che arriva da Washington e la marcia indietro su tutto. Renzi sconfessa i suoi Ministri sulla Libia e si prende tempo aspettando l'ONU. Restano "appesi" anche La Francia e, soprattutto, la Turchia. La Merkel  fa un passo verso la Grecia e Tsipras si accontenta del minimo per non perdere la faccia con i suoi. Questo accade anche perchè la Grecia riveste forte interesse strategico verso Est e gli States, da subito dopo le elezioni, raccomandano  alla UE di aiutarla a rimanere in Occidente. Altrimenti la disperazione (e la religione comune) potrebbero  portarla verso Putin. L'Isis, che pur continua la sua barbara offensiva di terrore con decine di altri morti ammazzati, diventa "meno importante". O almeno si "inscrive" in un cerchio più grande.

Oggi, mentre scrivo, è sabato 21 febbraio. E' passata solo una settimana dall'inizio di questi fotogrammi.  Ma il quadro del terrorismo che si mischia  alla geopolitica è molto mutato. Parigi insanguinata ed Europa Unita nel nome della Libertà sembrano ancora più lontane. La "real politik" riprende forza. Il sogno di risorgere, di andare insieme oltre l'unione doganale, degli affari, delle banche e della moneta sembra acora meno vivido, L'obbiettivo di una federazione politica sembra decisamente tornare lontano.
 
Per concludere:
 
1. Sia sulla Libia, sia sulla Grecia, sull'Ucraina, sul contrasto al terrorismo dell'Isis la linea è stata dettata dagli USA, in sintonia con una GB che è sempre meno europea (ma anche con Paesi di recente ingresso in UE, geograficamente collocati a ridosso della Russia)

2. La politica internazionale e la lotta al terrorismo la fanno gli eserciti e le potenze che li sostengono. Come ai tempi di Roma imperiale.

3. L'Europa litigiosa, disunita, che guarda a difendere il proprio passato ricco, con economie a diversa velocità, senza un collante ideale forte, non conta nulla o conta molto poco sullo scacchiere del mondo. Può solo parlare e illudere i suoi Popoli. 

4. Purtroppo noi siamo lì ad ascoltare il nulla. E dobbiamo decidere se continuare così o alzare le orecchie e la testa da un triste servaggio. Ma per risorgere occorrono idee, valori e forza d'animo. Occorre la Politica che non c'è.

5. Occhiali Onesti è qui per questo: difende la cultura d'Europa e i suoi giovani che hanno diritto di sperare; difende la civiltà comune, la straordinaria varietà dei territori e delle tradizioni; difende l'arte, la bellezza,  e...l'uso corretto del congiuntivo, con il carico di pensiero critico e cultura fine che porta con sè. Non solo nella lingua italiana!

 

 


domenica 15 febbraio 2015

Ancora sui Valori

Proviamo ad andare avanti.

A gennaio abbiamo "annusato" per tre volte la lezione dura di Francesco alla sua Curia. Un catechismo in 15 punti, che per me ha anche forte profilo laico. Utile quindi per arricchire la tavola di Occhiali Onesti, che di Valori vive e che Valori propone. Ci siamo fermati pechè sono "entrati" due temi di attualità pressante: l'elezione del Presidente Mattarella e la risposta al terrorismo, cui abbiamo dedicato molta attenzione: perchè da lì si riparte e si può risorgere.

Nel frattempo abbiamo risposto a forti critiche di matrice contraria a questo approccio, talune delle quali -importanti- provenivano da un gruppo di giovani universitari. Non disposti ad accettare prediche da "sepolcri imbiancati". Per tutto questo rimandiamo ai post del 6, 10 e 25 gennaio che, insieme, hanno generato 986 contatti! Una curiosità molto alta. Anche perchè il Papa con la scopa, che fa pulizia e scrive nel marmo i vizi capitali dei suoi, non è vista di tutti i giorni!

Ma quelli curiali sono anche vizi nostri. Levarceli di dosso aiuta la rivoluzione culturale per cui dopo oltre 30 anni abbiamo inforcato nuovamente gli Occhiali. Il Terzo Risorgimento d'Italia infatti, ma anche quello d'Europa, non possono essere che un "rammendo delicato nel tessuto dei Valori" che sono alla base della nostra convivenza civile. Non è una cosa che può essere imposta dall'alto: ognuno può solo rammendare sè stesso. Con pazienza e costanza; sbucciandosi piano piano.

La seconda bastonata francescana (la prima era: "non siamo immuni da difetti e non siamo immortali") riguarda il vizio di chi ha sempre da fare. Non ha mai tempo per sè  o per gli altri e corre avanti, in un altrove sempre diverso.  Non si ferma, non si riposa, non riflette con calma. Vive nell' "eresia dell'azione", come direbbe Eric Berne (1910-1970; psicologo canadese padre dell'analisi transazionale). In sostanza dobbiamo darci più tempo per respirare, meditare, ascoltare, studiare, far vivere le nostre "voci di dentro". 

Molti manager vivono così, ma accade anche a genitori, studenti, preti, gente comune. Un elogio della lentezza dunque, che fa bene allo spirito e ci consente di fare ogni tanto il punto nave. Il disimpegno civico, lo scarso controllo nei confronti della politica, per esempio, originano nella fretta, nella distrazione, nell'ignoranza, nella sommaria e superficiale informazione. 

Tutto il mondo di Slow food, per esempio, applica questa filosofia lenta al cibo, contrapponendosi al fast food. Slow Food è una grande associazione internazionale no profit italiana (che opera in 150 paesi),  impegnata a ridare il giusto valore al cibo in armonia con l'ambiente e con le persone che lo producono e lo consumano.  Ed è un valore laico che si sposa con la riflessione, il rispetto, i rapporti umani.
Ma è ben attento a non cadere nel vizio contrario, che è l'accidia, la letargia, l'eterna vacanza, la cicalite!

Il terzo colpo è riservato a chi ha cuore e  collo induriti. Persone che non avvertono pietà, bisogno altrui, amore, emozioni. Persone rigide, piene di sè, altezzose, che perdono serenità interiore e audacia nel cambiare. Gente che si adagia nella propria zona di conforto, diventa un fossile, si chiude e si basta. Il resto vada pure in malora.

E' il vizio -per esempio- del burocrate, che pensa che i suoi pezzi di carta siano la realtà, e si nasconde dietro cumuli di quelle carte, dimenticando la vita delle persone vere. Così diventa una macchina per fare pratiche, perdendo intelligenza, gioia di vivere, gratitudine, slancio verso gli altri. 

Abbiamo una macchina pubblica troppo grande, troppo costosa, poco flessibile e produttiva. Dopo molti decenni di malgoverno e poco rispetto per chi vi lavora con fedeltà ed onore,  le amministrazioni sono state usate dalla nostra bassa politica per "creare" lavoro (dal nulla), gonfiare organici, aumentare il consenso, corrispondere a favori.

Nel Risorgimento che viene occorre ridurre il perimetro della pubblica amministrazione, alzarne il livello di qualità, ritrovare luce e dignità per le persone perbene che vi lavorano. Pochi, ma solo buoni. Ben preparati, ben governati e ben pagati. Con il cuore ed il collo morbidi e flessibili. Consapevoli di essere lì solo per servire la gente. Non per esercitare un potere con arroganza.

mercoledì 11 febbraio 2015

Ancora due parole sul terrorismo


A distanza di un mese dai fatti di Parigi, facciamo il punto sulla risposta dell'Europa


Abbiamo visto quasi subito i "distinguo" su Charlie. Prima tutti con lui, con i 12 morti a terra. Appena dopo la manifestazione unitaria dell' 11 gennaio a Parigi, si sono riaperte le crepe d'Europa e sono riapparsi i diversi filoni culturali, le posizioni ideologiche e quelle di comodo. Anche di corto raggio. 

Pur nel cordoglio comune, Charlie secondo alcuni sarebbe stato imprudente o troppo libero. Privo di buon senso o del senso comune. Insomma se la sarebbe andata in qualche modo a cercare.

Abbiamo segnalato la prudenza immediata dei giornali britannici; come la morbidezza di alcuni uomini di cultura nostrani, che hanno ragionato sulla "ubriacatura di libertà" che caratterizzerebbe il nostro tempo (della quale saremmo satolli) e la simmetrica voglia di guida e protezione. Cioè di difesa sociale.

L'invito del Papa a ragionare sui limiti della libertà di espressione (con la poco felice metafora del pugno a chi insulta la mamma); una certa convergenza vaticana con l'Islam  e con la Chiesa Ortodossa a tutela della libertà religiosa e del diritto di non ricevere insulti laicisti; un Putin sornione, difensore del buon senso e inedito paladino della libertà religiosa. 

Gli USA preoccupati che, nel pendolo antico tra autorità e libertà, l'Europa possa privilegiare quest'ultima -al canto della Marsigliese- indebolendo la cultura del contrasto deciso al terrorismo anche attraverso tutto l'armamentario delle leggi speciali messe a punto dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono.

Di fronte a tutto questo, dopo le imponenti manifestazioni in tutta Europa che ci hanno commosso (e soprattutto fatto sperare in un sussulto dei Popoli per il superamento del tradizionale approccio mercantile, burocratico e tecnico-finanziario)  l'Unione Europea di nuovo ondeggia.  E si impantana sul terreno degli interessi strategici e delle ragioni di Stato. Spesso divergenti. Spesso di piccolo cabotaggio.

A partire dal 19 gennaio, data del primo vertice a Bruxelles dei ministri degli esteri dell'Unione, è tutto un rincorrersi di incontri che appaiono orientati più a dare l'impressione di fare che a fare sul serio. Il 28 gennaio a Riga è la volta dei ministri degli affari interni. Ne escono documenti sommari, pieni di buone intenzioni e di qualche parvenza di concretezza (per lo più di coordinamento tecnico e di scambio informativo). 

Ma non emerge una politica comune per la sicurezza. Non ci sono strumenti sovranazionali, nè vere deleghe di poteri. Ma soprattutto manca la volontà (o la possibilità) di volare alto. Ciascuno torna a casa sua e dice ai media ciò che è utile alla tenuta del proprio consenso interno.

Per di più è visibile un certo scollamento con l'Inghilterra, che il 24 gennaio organizza con gli USA, a Londra, un pragmatico incontro tra i membri della coalizione contro lo Stato Islamico, in Siria e l'Iraq,  anche nel più ampio quadro delle relazioni con Mosca. Vado in chiaro: anche in materia di terrorismo islamico gli Inglesi preferiscono parlare la loro lingua e declinare la loro cultura piuttosto che affrontare la Babele continentale.

I nostri giornali nel frattempo sono pieni  di Grecia, sospesa tra euforia e default; troika un pò fuori moda; borse magre e nervose come lupe; Draghi che difende tutto; prezzo del petrolio e cambio Euro/Dollaro: entrambi inediti. Non manca Renzi pigliatutto e l'immutabile Festival di Sanremo. Il resto è Ucraina; schieramento di nuove basi Nato all'est; minaccia russa rediviva; Giordania amica e coraggiosa. Eroi del Popolo curdo. Donne di Kobane.

E ancora i giornali di casa sono pieni di Grande Germania e (meno Grande) Francia, che insieme negoziano (con quale delega?) i nostri comuni destini. Mentre l'Alto Rappresentante Mogherini tace tenacemente. Un minestrone opaco e confuso, che sa più di intrigo di oligarchi che di democrazia matura e diffusa. I pilastri della Civiltà che fu di Pericle e di Augusto  non sembrano più poggiare qui da noi!

Mentre speriamo che su questa desolazione possa mettere una pezza il prossimo incontro dei Capi di Stato e di governo europei, in calendario  a Bruxelles, osservo soltanto che il contrasto al terrorismo si fa solo con la Politica e con il consenso popolare. Occorre unirsi e fidarsi. Udire cuori battere insieme. Occorre spiegare alla gente il meccanismo della paura, e come questa venga indotta ad arte. Secondo precisi rituali barbarici. E come ad essa si possa reagire con la ragione, la solidarietà e l'intelligenza. Occorre consapevolezza e largo consenso dal basso. Solo su questa base Istituzioni credibili  possono innestare misure decise, e arrivare persino ad una limitazione delle libertà a favore dell'autorità e della sicurezza, senza mai superare le garanzie della nostra tradizione giuridica.

Chi -come me- c'era, sa che 35 anni fa, dopo molti errori iniziali, alcuni dei quali rivedo uguali, la battaglia al terrorismo nostrano (quello delle brigate rosse e dei nuclei armati proletari, per intenderci) fu impostata e vinta da una Politica ancora decente su una larga base di consenso di Popolo. 

Per vincere l'idea di un Califfato a Parigi e a Roma, e ridare speranza alla gente, occorre costruire presto un Popolo e una Politica europea.  Che non ci sono. E far respirare un sogno comune. Fino a quel momento -temo- saremo a rischio. In balia di un mondo governato altrove.

domenica 1 febbraio 2015

Un Presidente mite e tenace.

 

 Abbiamo fatto centro!

  Ho estratto dal nostro "Identikit di un Presidente", pubblicato lo scorso 20 gennaio, la parte che più strettamente dipinge  i tratti somatici dell'inquilino ideale del Quirinale, visto con Occhiali Onesti: somiglia sorprendentemente a Sergio Mattarella e pochissimo alla media bassa dei suoi Grandi Elettori.

Mentre penso che siamo stati davvero molto fortunati, metto qui sotto in grassetto il pezzo che interessa, per una vostra più comoda valutazione. Pareva un sogno lontano e invece è diventata inaspettatamente realtà. Segno che vale la pena sognare insieme, parlare di Valori, condividerli, ordinarli in una piattaforma comune e lavorare per il Terzo Risorgimento d'Italia:

Vedo i nomi che vengono fatti sui giornali e spero davvero che dal nostro Conclave sgarrupato esca un Francesco. Umile e Gesuita. Capace di far correre la Curia e negoziare sullo scacchiere globale mentre bacia un bambino o telefona a uno sconosciuto o dona più del pane a un povero. 

Ci vuole scuola e pensiero. Ci vuole allenamento. Ci vuole "cura d'anime" di lungo corso. Cioè piena conoscenza della macchina dello Stato e del contesto. Ci vogliono i giusti attributi! Il Presidente deve essere un politico con esperienza. Un gatto furbo, con sette vite, e contemporaneamente una persona mite e tenace. Con una robusta visione del mondo. Un uomo coraggioso capace di decidere da solo, e di camminare nel deserto guardando solo le sue stelle. 

Uno che ami la gente e da essa tragga la sua forza. E che usi la forza del suo Popolo contro i corrotti e i cialtroni e tutte le mafie. Per costruire con noi il terzo Risorgimento d'Italia. Uno che non indugi a usare la scopa e la frusta per bonificare il Paese. Uno che sappia circondarsi di una squadra intelligente e saggia e ugualmente forte e leale. Uno che non abbia padroni, ma che sia anche misurato e capace di mediare. Uno che senta il bisogno di rendicontare al suo popolo Sovrano. Che non sia bollito in questo pentolone di gente decotta, che pensa solo per sè. E che soprattutto non gli somigli.

Un Presidente che sappia di politica internazionale, e che possa intuire il mondo con un grandangolo, come fanno da secoli al Foreign Office; ragionare con la testa del primo Obama, Nobel per la pace; andare a braccetto con la Merkel, cresciuta al di là del Muro; vedere dietro gli occhi di Putin e guardare anche cosa c'è sotto la sottana del Papa. Infine uno che decifri l'Europa; che non è più tutta con Charlie.


A me mette i brividi per quanto tutto questo combacia con Sergio Mattarella.  Certo va dato a Renzi quel che spetta a Renzi, e anche a tutti gli altri attori, Napolitano compreso, vanno riconosciuti i giusti meriti per aver compiuto questo miracolo laico; ma rimane il fatto che sorprendentemente ci abbiamo preso in pieno.

Anche con la prima dichiarazione nella sala della Consulta, che mette al centro le speranze e i bisogni della gente. Anche con la visita privata alle Fosse ardeatine che, insieme ai mali del passato, vede anche la sconfitta  di questo nuovo terrorismo. Lavorando con il suo Popolo Sovrano. Con mitezza e tenacia. Alzando il capo da quel dirupo deserto e calcinato alle stelle del cielo.

Paolo Mieli ha ragione. Questo sarà un Presidente a tutto tondo. Mite e tenace. Forte e presente. Non un notaio algido e lontano, come qualcuno si augura. E sarà così, semplicemente perchè ce n'è bisogno.
Tanto è il degrado, l'ignoranza, l'abbandono, la malafede, la cialtroneria imperanti che dovrà essere necessariamente così. 
Per tenere la barra al centro e salvare l'Italia da una brurtta fine etica prima che civile ed economica.

Buon lavoro Presidente! Siamo al Suo fianco. Lo dobbiamo anche ai molti compagni di viaggio che con i lori sacrifici ci hanno fatto arrivare fino a qui nella libertà, nel benessere e nella pace.


sabato 31 gennaio 2015

Tra un'ora il Presidente!

 

Dal fango può nascere un fiore.

 

Mentre scrivo è in corso alla Camera dei Deputati la chiama dei grandi elettori del Presidente per la quarta votazione. Tra un'ora sapremo con certezza, ma il quadro politico è abbastanza chiaro. Con ogni probabilità Sergio Mattarella, fratello del compianto Piersanti, politico democristano DOC, moroteo nel midollo e nei valori, erede spirituale di tanti piccoli e grandi eroi di questo Paese, giudice della Corte Costituzionale, tra un'ora sarà il 12^ Presidente della Repubblica e di tutti gli Italiani.

E' certo un bel risultato. Una prima scelta  senza ombre, che corrisponde molto al nostro "Identikit di un Presidente"; al nostro "Sogno" di un'Italia migliore, rifondata sui Valori;  al "Testamento ideale di Napolitano e a quel "Cenacolo" da cui Occhiali Onesti è nato. Una buona premessa per sperare concretamente in quel Terzo Risorgimento d'Italia nel quale crediamo e per il quale lavoriamo.

Un risultato felice e inaspettato: molto improbabile date le premesse di contesto, che abbiamo ben spiegate. Da qui il nostro sottotitolo forte, sferzante: politicamente scorretto in questo momento bello e emozionante. 

Ma è proprio così. Visto con Occhiali Onesti, Mattarella somiglia davvero poco al Parlamento che lo eleggerà tra poco. Che poi è proprio quello che a chiare lettere, per  molti giorni, abbiamo sognato e scritto. Chiamando ripetutamente il Popolo Sovrano alla partecipazione e alla vigilanza.

Onore al merito di chi sta per compiere questo strano, inaspettato, improbabile miracolo. Che testimonia che da  un pantano può davvero nascere un fiore!