giovedì 15 gennaio 2015

L'Europa una settimana dopo Parigi

Una settimana fa gli attacchi a Parigi. Terrorismo di casa. Fanatici francesi che sognano un Califfato.

Mentre scrivo ho gli occhi negli eventi: il giornale assaltato, la tipografia fumante, il supermercato ebraico, le teste di cuoio, i morti per terra. Poi la solidarietà della gente, che monta fino alla manifestazione parigina di domenica. Popolo e capi insieme. Di mezzo mondo. Uniti -come mai da tempo- in un'onda di commozione  di orgoglio, al canto frequente della Marsigliese. 

Non c'è ombra di sfiducia nelle Istituzioni, non c'è la nausea di chi non va più a votare. Semplicemente ci si guarda e ci si tiene per mano, in silenzio. Uguaglianza, fraternità e libertà sono scolpiti nei volti e nei gesti della gente. Che incarnano lì i Valori della democrazia e delle nostre Costituzioni radicate nella Rivoluzione di Francia. Si coglie per questo anche molta più Europa politica. 

Di fronte al disastro si percepisce finalmente tutta l'insufficienza della nostra Unione  doganale, monetaria e di mercato. La burocrazia, le procedure, i limiti finanziari, lo spread, la troika pesano improvvisamente meno. Fosse davvero -penso- la volta buona per andare più spediti verso l'idea federale che abbiamo sognato in tanti, insieme ai Padri fondatori d'Europa.

Poi i funerali intensi e tesi, le bare avvolte nel tricolore d'oltralpe, i picchetti impettiti, il Presidente che consegna alla terra le Legion d'Onore, la sepoltura islamica del poliziotto difersore della Patria, i suoi colleghi smarriti ma consapevoli del dovere. Grande terra quella Francia muta. Grande lezione per tutti. Grande cordoglio per quel Paese insanguinato. 

Martedì a Strasburgo il Parlamento Europeo, riunito per la chiusura dal semestre di Presidenza italiana, si stringe in un abbraccio  intorno alla Francia. C'è calore e amicizia. I molti scetticismi, con poche eccezioni anche nostrane, perdono mordente e terreno. Il nemico c'è, non è l'Islam ma il terrorismo criminale fanatico, che ha affascinato alcuni dei nostri. Va combattuto uniti e con fermezza: ma è possibile conciliare la difesa della nostra identità e della nostra cultura con l'integrazione di tutte le diversità. L'applauso, su questa linea tracciata da Renzi in nome di tutti, è forte e corale. 

Ieri è cominciata una riflessione più distaccata, insieme alle prime misure comuni per la sicurezza. Mi hanno colpito tre cose, che qui segnalo in sintesi anche per non fare il brodo lungo: 

1. la Stampa britannica, tradizionalmente pronta e vivacissima, non ha pubblicato le vignette di Charlie Hebdo e si è chiesta: c'era qualcosa di molto offensivo in quelle vignette? Erano oscene? Una linea molto prudente. Inconsueta.

2. Michel  Houellebeq, uno dei pìù importanti scrittori francesi contemporanei, sostiene che la libertà di espressione sarà d'ora in poi più difficile da esercitare. Ma aggiunge che Cattolicesimo e Islam stanno dimostrando di poter coabitare. E lo faranno. L'incompatibilità c'è invece tra Islam e Razionalismo illuminista che è la matrice delle libertà che sono scolpite nelle Costituzioni democratiche. Ma- aggiunge- noi in fondo non ne possiamo più di tutta questa libertà. C'è in noi  Europei "voglia di guida, di sottomissione".

3. Papa Francesco oggi  oggi da Manila si è espresso in modo piuttosto diretto: non si deve uccidere in nome di Dio, ma non si possono prendere in giro le religioni. Ognuno ha diritto di praticare la sua religione. Senza offendere. E conclude: se insulti la mamma di una persona, aspettati un pugno.

4. Putin ha dato indicazioni alla stampa russa: la pubblicazione di caricature di leader religiosi viene definita "inaccettabile" violazione delle leggi contro l'estremismo. Come i link a media che le giustifichino. Anche la Chiesa Ortodossa russa si è detta contraria alla pubblicazione delle vignette che ritraggono Maometto.

Occorrerà approfondire e riflettere. Ho l'impressione che su questi temi ci sarà un ventaglio di posizioni. Non siamo più tutti Charlie.

 


martedì 13 gennaio 2015

Due parole sul terrorismo

Si sotiene che questo nuovo terrorismo è diverso e più insidioso rispetto a quello delle  Brigate Rosse. E'vero?

 

Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera con base a New York, nell'editoriale di oggi sul suo giornale scrive in sintesi che:

1. Il terrorismo che si è manifestato in Francia nei giorni scorsi è diverso e più insidioso rispetto a quello che oltre trent'anni fa si manifesto' in Europa, specialmente con le Brigate Rosse in Italia e con la Rote Armee Fraktion in Germania;

2. Non servono interventi di tipo militare o la chiusura di frontiere e neppure la revisione di trattati (con riferimento a quello di Schenghen, che liberalizza e regola i controlli delle persone alle frontiere comuni dell' Unione).  Si sono evitate simili reazioni e  bisogna riconoscere il merito per questo;

3. Occorre lavorare con la prevenzione e l'intelligence (servizi di  polizia e servizi di sicurezza); ma questa attività passa attraverso sistemi tecnologici che sono necessariamente limitativi della privacy dei cittadini (fa riferimento alla normativa emanata negli USA dopo gli attentati alle le torri Gemelle nel 2001, e alle polemiche roventi -specie in Europa- sugli abusi di recente riscontrati nel corso della sua attuazione). 

4. Questa attività di informazione "tecnologica" può essere certo controllata meglio, ma non va smantellata o ostacolata. Perchè contro il terrorismo funziona.

Io condivido la gran parte del ragionamento di Gaggi. Concordo in pieno sul contrasto al terrorismo che escluda interventi di tipo militare, vistosi quanto inutili, e impegni Servizi di sicurezza e Investigazioni di Polizia, semmai potenziando Europol con organici, governance e poteri più adeguati. Occorre lavorare d' Intelligece e con intelligenza; controllando bene le tecnologie e i limiti degli Apparati. Per evitare abusi.

E' vero anche che questo terrorismo è diverso da quello che negli anni '70 e '80 abbiamo combattuto e vinto: è cambiata la minaccia e siamo cambiati noi insieme a tutto il contesto. Ma io penso che  non sia più insidioso di quello di allora.

Il terrorismo usa meccanismi semplici e barbari: ripetitivi. Vuol fare paura e cerca il modo per suscitarla con il minimo sforzo, per ottenere il massimo della destabilizzazione in un gruppo sociale.  Tocca i tasti più sensibili e critici del momento. Cerca un megafono per pubblicizzare le sue gesta presso i più deboli. 

Se un Popolo decide di non aver paura, e si stringe unito, e non fa passare le emozioni viscerali che si vogliono indurre in lui, nessuno può farcela.  Così è successo allora, in quegli anni lontani, sia in Italia sia in Germania sia in tutta Europa, così può succedere ora. Anzi, rivedendo la Parigi magnifica di domenica in piazza e anche l'Europarlamento "caldo" di oggi, riunito a Strasburgo per la chiusura del semestre di presidenza italiana, a me sembra che stia già succedendo.

Certo occorre far funzionare la democrazia, chiamare i Cittadini a condividere e a decidere di più, rivivere i Valori fondativi dello stare insieme in Europa, evitare che gli opportinisti di casa (di tutte le case europee) peschino nel torbido per scalare il potere e contemporaneamente, forse non volendo, facciano il gioco dei terroristi. Certo dobbiamo lavorare ancora sull' integrazione, che non è in contrasto, come dice bene Renzi, con la difesa della propria identità culturale. Rimanere coerenti con le radici, ma contemporaneamente capaci d'inglobare, di formare cittadini leali, di abbracciare la diversità, di affascinare con la nostra cultura e con la bontà che ci è rimasta nel cuore.

La gente ha bisogno di emozione, di speranza e di sogno. Chiede di partecipare, stare insieme, ritrovarsi. Vuole vedere il proprio futuro. E fa il tifo per un secondo Rinascimento.

Il patto sociale d'Europa e le ragioni della convivenza comune non possono ridursi ai bilanci, al mercato, alla moneta.  Alla paura degli sforamenti, delle ammonizioni  e della troika. 

Per fortuna ci sono i giovani di Erasmus, i viaggi, il lavoro lontano da casa, le Università, i matrimoni misti e le piazze. Perchè il terrorismo non si vince con i burocrati, i banchieri e i conti (utili, per carità) ma parlandosi e tenendosi per mano. Per resistere  insieme e lasciare andare la paura. Per questo oggi la minaccia  non è più insidiosa di allora.

 


domenica 11 gennaio 2015

Parigi il giorno dopo

Questi che seguono sono i primi  tweet che ho scritto la mattina di giovedì 8 gennaio, il giorno dopo l'attacco terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi.


1. Singolare davvero ieri l'andamento dei principali indicatori            economici mentre Parigi è sotto attacco e vive la  barbarie. Le borse crescono;
2. Le borse crescono, gli spread si riducono, il petrolio è ai minimi storici, l' € torna ai livelli iniziali di cambio (2002) sul $. Cioè il mercato festeggia con i morti a terra.
3. Questa schizofrenia mi turba. Alla finanza non importa dell'attacco barbaro di Parigi. Semplicemente aspetta il QE (acquisto di titoli di stato n.d.r) di Draghi. E scommette su questo!
4. Mi sento amareggiato per questo. In realtà  dopo i fatti di Parigi noi tutti stiamo peggio. Ma questo non conta. Conta Euforia mercati. Non va.
5. Ho scritto 4 tweet su schizofrenia tra strage Parigi e andamento indicatori economici UE. Nessun interesse. Molto strano? O siete addormentati?

La reazione poi c'è stata da parte della Polizia, della Francia tutta, della Stampa, dell'Opinione pubblica globale, e di un mare di gente, Mussulmani compresi. Ed è stata imponente e commovente, fino alle manifestazioni di solidarietà di mezzo mondo. Particolarmente significative oggi, domenica 11, mentre scrivo. E questa reazione nel suo complesso mi ha impressionato davvero. In positivo. Mi è piaciuta la Francia tollerante nonostante tutto e in generale l'Europa che ha mostrato un lato culturale più maturo.  Mi è piaciuta la Comunità ebraica, che ha scelto toni fermi ma miti. Sembra davvero oggi che l'Unione possa andare oltre il mercato e la moneta. Che possiamo ragionare da Europei anche nel vivere civile, nel sentire insieme, nel superare le nostre piccole patrie egoiste e gelose.
Economia e finanza, poi, hanno festeggiato lo spazio di un mattino, vittime della loro superficialità e volatilità. Eurotower proprio giovedì 8 ha chiesto infatti alle banche europee più deboli di rafforzare il proprio patrimonio. E questo è stato sufficiente a fare fuggire molti capitali dalle borse ecc. Mi dispiace per chi ha perso soldi. Ma rimangono gli interrogativi iniziali scolpiti in quei tweet, compreso l'ultimo, che rivela superficialità e volatilità anche nella "rete". Cioè nella gente; che è inconsapevole.
Non possiamo dipendere così tanto da Pil, borse e monete; non possiamo consentire a poche multinazionali o finanzieri -che non conoscono altra cultura- di cambiare a piacimento le nostre vite. Di usarci come schiavi. Non vogliamo vivere nella loro superficialità e nella loro volatilità: cioè nell'incertezza. Dove stà la nostra sovranità di Popolo? Noi siamo ridotti all'impotenza!
E questo non ha per nulla a che fare con l'idea politica mia o di ciascuno; nè con l'essere o no favorevoli all'Euro; nè con posizioni di destra o di sinistra. Questa impotenza popolare non va strumentalizzata dai soliti cialtroni arruffapopolo, pronti a usare tutto (persino i morti) pur di arrivare a comandare. 
La domanda, quella domanda, riguarda la  Democrazia: la Libertà, l'Uguaglianza, la Fraternità. Vive e forti in chi canta ora in piazza la Marsigliese; e non è semmai francese, ma si sente figlio spirituale di quella Rivoluzione. Ben presente nelle nostre Costituzioni e nei nostri cuori. E che ha impregnato di speranze e di luce le nostre vite.
E la risposta a quella domanda: dove sta la nostra sovranità di popolo? E' tornare il più presto possibile al primato della Politica, che deve rinascere e ricevere fiducia nonostante le porcate che (specie in Italia) ha fatto. 
E per tornare lì occorre partecipazione, consapevolezza, controllo rigoroso. Questo è il Risorgimento di cui parla Occhiali Onesti! 
Obama, il primo Obama appena eletto, ci aveva provato a rimettere la finanza sotto il controllo della Politica. Poi aveva capito la difficoltà e i rischi anche personali di una simile operazione. Ora sembra aver rialzato un pò la testa.
Chissà che, sulla spinta di Parigi insanguinata, anche l'Europa  possa trovare l'orgoglio e la forza necessari a ridare senso alla Politica, alla Democrazia, alla voce dei suoi Popoli sovrani.

sabato 10 gennaio 2015

Francesco alla Curia: una sorpresa.

Sono abbastanza sorpreso che il post precedente sia stato da alcuni ritenuto di parte.  
Cioè appiattito  acriticamente su posizioni filo clericali. Questo non è avvenuto in chiaro sul blog, con i commenti, ma attraverso altri "social". Io comprendo certe sensibilità laiche, e anche l'allergia verso le prediche dal pulpito -specie se e quando non sono accompagnate da condotte coerenti- ma condanno le posizioni laiciste, cioè visceralmente contrarie "a priori" a tutto il mondo religioso. Peraltro ritengo, da un lato, che il discorso di Papa Francesco alla curia romana sia stato un invito al  cambiamento radicale di atteggiamenti sbagliati, dall'altro che abbia richiamato valori e comportamenti molto utili a migliorare tutti, e quindi la società civile. Che è il tema che ci interessa di più. 
Ci sono molte persone appartenenti al clero che vogliono uscire dal guano mercantile e di potere in cui sono finiti. Tra questi per primo Francesco, a partire dalla scelta del suo nome. Certo la Chiesa (non solo quella Cattolica) è anche potere e patrimoni e intrallazzi. Non sarà una passeggiata. Per questo ho immaginato (nel post precedente) una salita gelida e un luogo in ombra. E, se avete fatto caso, ho osservato che l'inverno e il gelo possono vincere ancora. Infatti c'è chi ritiene che Francesco non ce la farà a riformare la sua Chiesa, perchè gli oppositori sono tanti e sono anche potenti. Peraltro Benedetto ha abdicato perchè, vedendo il problema in tutta la sua gravità, non si sentiva più addosso la forza per contrastarlo adeguatamente.
Occhiali Onesti su questo punto -che  ricorda da vicino la situazione  italiana (si veda per questo anche il post sul discorso di fine anno del Presidente Napolitano)- ha una posizione positiva e ottimista. 
Il discorso del Papa alla curia è un passo tra i tanti che abbiamo visto e vedremo. Un passo forte e chiaro. E serve a tutti per inquadrare valori, meditare un pò, e alzare lo sguardo oltre al limite del quotidiano. Questo va esattamente  nella direzione scelta da Occhiali Onesti, impegnato -in questa prima fase- a costruire una proposta e poi una solida base di valori condivisi. Solo partendo da lì si può impostare la resistenza all'ulteriore degrado del nostro Paese ed impostarne la rinascita. 
Non possiamo riformare la Costituzione, il Senato, la politica, la legge elettorale, il lavoro, la giustizia, l'amministrazione pubblica, l'economia senza ritrovare l'etica. E questa si ricostruisce solamente dal basso, con un rammendo lungo, paziente e delicato. 
Continueremo quindi a riflettere, senza fretta, sui 15 vizi scolpiti da Francesco nel marmo curiale.

martedì 6 gennaio 2015

Francesco alla Curia.

Papa Francesco ha fatto un pò di catechismo ai suoi per Natale: ma serve anche a noi per rirtovare la strada.

Oggi, durante una passeggiata nella campagna invernale di Trento ancora priva di linfa, mi hanno sorpreso diverse macchie gialle in una proda scura, esposta a nord, dove è rimasta un pò della neve caduta la scorsa settimana. Erano primule. I primi segni del sole che risale il dorso del monte dopo il solstizio. Un indizio di primavera. Un anticipo del  risorgimento della natura.
Chissà perchè, il pensiero è corso a Occhiali Onesti che fa i primi passi e riceve i primi commenti. Che chiede alimento di contenuti. Che ha scelto l'etica dei comportamenti di tutti i giorni come suo primo terreno di confronto. Così, inaspettatamente, mi sono trovato -su quel sentiero- in compagnia di Francesco vescovo di Roma mentre fa un pò di catechismo alla Curia e alla Casa potificia prima del Natale. La mia mente è volata lì, nel palazzo vaticano. Non so come, nè perchè.
Anche lui  affronta la salita tra le sue mura, anche lui cerca spunti di primavera in un terreno in parte ghiacciato o coperto di foglie vecchie. Soprattuto parla di cose semplici con parole di casa, aspettando la primavera. E le sue parole sono lampi di luce in una proda scura. Sono primule capaci di sfidare il gelo. Mentre il gelo può ancora vincere. Anche lì.
Francesco indica quindici inciampi da superare, che certo sono utili alla conversione della  sua gente "vicina", ma che mi sembrano spunti importanti per tutti. Quindici vizi che, ramazzati, diventano le  chiavi per un risorgimento etico; per migliorare la convivenza civile; per fare quel "rammendo delicato di velluto" nel tessuto liso dei cuori senza il quale sprofondiamo nella barbarie. Mentre il passo di gambero ci è abituale da decenni. E all' improvviso arriva la prima bordata francescana. 
Non siamo immuni da difetti e siamo mortali: un tagliando è d'obbligo per tutti. Viene subito in mente certa sicumera di capi e capetti: politici, amministratori, dirigenti, sindacalisti, imprenditori, maggiorenti, vassalli, cortigiani, intellettuali, professori ecc. incapaci di guardarsi allo specchio e riconoscere i propri limiti: incapaci di autocritica. Bravissimi a gettare colpe sugli altri.  A vessare i piccoli e i miti.
Il potere finisce. Bisogna imparare a "servire". Questo è l'antidoto, ci dice Francesco. Ed io, inforcando gli Occhiali, aggiungo: siamo circondati da molti vanagloriosi  ciechi che si sentono eterni. Ma osservo che hanno questo vizio non solo persone in posizione di responsabilità. Può  succedere anche al vicino di casa o in famiglia o tra amici. Può succedere a tutti. Può succedere anche a noi! Impariamo dunque a guardarci di frequente allo specchio.
Mi fermo qui perchè il cammino è lungo e lo zaino dei 15 vizi  pesante. Annoto soltanto che, attraverso questo percorso, voglio arricchire in modo laico la piattaforma dei valori da condividere con voi. Una volta capito chi siamo e per cosa viviamo, sarà poi più facile affrontare la realtà, la politica,  l'economia, i problemi del mondo ecc.
Per chi avrà la pazienza di seguirmi, questo ragionamento aperto continuerà nei prossimi post. Con la certezza di avere anche vostri pensieri.

sabato 3 gennaio 2015

Il mio sogno

Sognare è disegnare il futuro

Questa notte Occhiali Onesti ragionava nella mia testa, voleva uscire e scriversi. Cercava voi e di parlarvi. E allora ho sognato, un pò come  Alice, un pò come il piccolo Principe. 
Ho fatto un sogno dove gli idraulici vengono subito e fanno la fattura senza chiedere un sovrapprezzo, i costruttori sono responsabili dei vizi della loro opera, i medici e gli insegnanti non scioperano, i magistrati non fanno politica e i vigili non si buttano malati. Dove gli intellettuali non sputano sentenze interessate.
In quel magico luogo i vicini sono gentili e solidali, nessuno urla per farsi sentire; non ci sono spinte per aiutare figli e parenti a calpestare il merito degli altri; il Mose e l'Expo' sono opere pubbliche e non mangiatoie. Il si e il no sono semplici: basta una stretta di mano guardandosi negli occhi; non c'è ipocrisia o doppiezza, calcoli o cialtronerie. Si dice la verità e si aiuta il prossimo. Inoltre -udite udite- si rispettano le regole!
Il sogno è stato lungo e forti le tinte: così io posso continuare il mio dipinto di un mondo suggestivo dove si parla al plurale, e si capisce che insieme e in pace si può tutto. Dove gli arroganti, i furbi e i violenti vengono messi da parte con naturalezza; dove regna la tenacia delle persone miti. E dove queste vincono!
In quel luogo i nostri figli possono trovare persone di cui fidarsi, con cui lavorare bene e farsi una vita e costruirsi una famiglia e una casa, semmai piccola ma adatta a loro. Senza avere sul collo i debiti della mia generazione e per sempre.
Ho fatto un sogno dove la democrazia è vera e forte: dove tutti partecipano e si informano anche al fuori dei circuiti standard. Si parlano, dicono la loro liberamente e con convinzione e con forza. Dove tutti vigilano e sono inflessibili sui valori.
Un mondo dove ci si comporta secondo coscienza, e le coscienze sono pulite senza il ricorso a lavatrici di comodo. Dove tornano la semplicità e la luce dello spirito. Dove soffia il vento della fiducia. Dove c'è sempre un mare di opportunità da cogliere. E non ci sono differenze tra uomini e donne, ricchi e poveri, bianchi e neri, cristiani  mussulmani ed ebrei.
Sogno un luogo dove le ragazze non fanno le escort e gli uomini non le pagano, dove i preti non fanno porcherie per la carriera, il potere e i soldi, e soprattutto non insidiano i bimbi. Dove gli appalti si vincono con i bravi tecnici e le buone proposte, e non con gli avvocati, le bustarelle e le mafie.
Sogno i Comandamenti letti da Benigni, e la Costituzione letta dai Padri. Sogno lo spirito delle leggi e degli uomini, così come lo sentivo insieme ai miei compagni di corso nella mia Accademia, insieme al profumo nuovo del '68  sul colletto rigido e lo spadino. Così come l'ho incarnato, interpretato e declinato in vita per tanti anni, senza mai abbandonarlo.
Sogno per quelli che, sognando queste cose e per consentire a noi di continuare a farlo, non sono più tra noi. E sono tanti.
Occhiali Onesti vive di questi valori e di questi pensieri e, attravero queste lenti chiare, vuole aiutare chi voglia a costruire un mondo che somigli a questo sogno. Perchè sognare è disegnare il futuro.


venerdì 2 gennaio 2015

Il testamento ideale di Napolitano

Il discorso del Presidente : quello che le parole non dicono

Lucido e rilassato, soddisfatto per il dovere compiuto,  fermammente deciso a lasciare per l'età che avanza e pesa. Ricorda molto Papa Benedetto  nella motivazione e anche nelle circostanze di contesto. Ci vogliono mani e cuore meno provati per i prossimi impegni. L'ora di scelte vitali è vicina per l'Italia, e la prima è il nuovo Presidente. Adesso queste scelte si possono fare meglio di due anni fa, perchè la situazione istituzionale è un pò migliorata, la legislatura è partita, le forze politiche si parlano di più.  Ma il discorso non è rivolto ai politici. Lui parla alla Nazione, ai Cittadini sovrani, a tutti Noi. Figlioli: non posso più andare avanti così anche se me lo chiedete, anche se avete affetto per me e me lo dimostrate sempre. Sarebbe un rischio; vigilate. Boccia senza appello l'antieuropeismo e l'idea del ritorno alle monete nazionali. Sembra dirci: diffidate degli imbonitori pronti a vendere il futuro d'Italia per un vantaggio elettorale a breve. Per l'Europa abbiamo lavorato tanto e in tanti. E oggi è meglio di ieri per tutti. Informatevi meglio, partecipate di più, fate sentire la vostra voce. Impedite che si ripeta la vergogna dei 101 e tutte le cialtronerie perpetrate lì intorno da capi e capetti. Pochi in buona fede. Bocciate in eterno, senza pensarci troppo, tutti i furbi che volessero riprovarci. E' elegante il Presidente; è efficace il suo dire. Senza incertezze. Sembra più giovane dei suoi 89 anni, che Dio lo benedica! E anche il suo pensiero è giovane, pur nell'inviluppo del periodare grave e un pò complicato della sua generazione. Ma  la parte più importante è forse tra le righe. Parla di disoccupazione, di situazione economica critica e di corruzione da estirpare tutti insieme. Ma lo preoccupa la Democrazia. Perchè essa -che è fonte di libertà, diritti e doveri, e che è il primo pilastro della Costituzione- è messa in pericolo dal fondo marcio della nostra società, che va risanato, restaurato, fatto rinascere tutti insieme. Parla di Risorgimento il Presidente. Lui che sa (pochi ancora sanno) cosa fu il secondo Risorgimento -quello della Resistenza- ne auspica un terzo. Parla al suo Popolo cercando di riscaldarne i cuori inariditi e stanchi. Sollecita ancora un pò di fiducia ed entusiasmo. Non perdonismo nè giustizia sommaria per la politica, anzi rigore ed equità, ma anche dono, nuova partecipazione. Sa il Presidente che questo disastro, che ha dovuto gestire ultra vires, e che non può più reggere perchè le forze gli mancano, richiede l'impegno del suo Popolo, della gente d'Italia capace di eroismi e di miracoli, dei giovani. Sa il Presidente che siamo scivolati in un limbo pericoloso misto di ridicolo, ipocrisia, e  disperante calo etico, cui nessuno può sottrarsi. E che la risalita, se ci sarà, richiederà decenni. E che questo percorso riguarda quel "rammendo delicato nel velluto della convivenza civile", un percorso dal basso di cui molti, me compreso, avvertono il bisogno urgente se si vuole evitare, prima o dopo, una rivolta civile sanguinosa, peggiore del terrorismo degli anni 70 e 80. L'unico rimedio è il Popolo  che torna consapevole e sovrano. Che torna padrone del vapore. Con azione non violenta ma tenace, lontano da maestri arruffoni, incolti, senza virtù.  Io ho provato tanta tenerezza per quel vecchio illuminato che non sa a chi cederà il timone, ma sa che il successore potrebbe non essere all'altezza di reggerlo o addidittura indegno di farlo. Perché  siamo a questo punto. Il lascito spirituale di Napolitano è tutto al suo Popolo. Siamo dunque tutti Noi, ciascuno come sa e come può, ad avere il compito di compiere terzo Risorgimento italiano. Per contribuire a questo Occhiali Onesti ritorna in servizio dopo 30 anni!